Dalla polvere, all’altare, alla polvere

Antipatico. Molto. Certo che lo era, antipatico, il vecchio. Era per definizione due cose: antipatico e vecchio. Antipatico poi non lo è mai stato. Se non per osmosi. A furia di leggerlo. Antipatico lo era alla stampa. Tutta. Dalla grande stampa all’ultimo cronista di periferia. Tutti i possessori di un tesserino dell’Ordine dei Giornalisti pensavano di saperne di calcio più di Enzo Bearzot. Ne avevan viste più di lui, sapevano cosa fosse meglio per loro. Le critiche con lui non erano mai critiche. Erano attestazioni di superiorità. Da cronista a Bearzot. Gli facevano la formazione ma non come la fanno a tutti i cittì della Nazionale. La facevano come lui non ci fosse. Gliel’avrebbero, forse, mandata a casa. Avrebbero fatto sapere. Manco lo calcolavano, quel vecchio intruso. Testardo al punto da non capire chi è che comandasse. In fondo, era solo Bearzot. Vecchio invece lo era sul serio. Lo si può nascere, lo si può diventare. Magari invecchiandosi addosso per troppa sapienza. C’era il dubbio con Enzo. Ma non era dubbio la parola congrua a quel vecchio. Dai, quali dubbi, è solo Bearzot. Quel vecchio. Gli davano del coglione anche per questo: gli dicevano, ma come, sei tanto vecchio, dov’è che sei stato se non ti abbiamo mai visto ? Dai, tu metti Pruzzo che quell’altro poi mette il Beck. Era l’82, si stava a Braga e si giocava da cani. Si pareggiò e poco mancò che facessero un titolo unico il giorno dopo, tipo coro da stadio: scemo, scemo, scemo. Oppure. Devi morire, devi morire, devi morire. Ricordo il presidente di allora, Sordillo. Avellinese e dunque uomo pratico. Conscio di cosa volesse la nazione della carta stampata, disse: bè, facciamo presto, andiamo a casa. Secondo me lo aspettavano in fila indiana. Dalla prima all’ultima firma. A quel famoso varco, l’avrebbero, uno per volta, impiccato alla pipa. Non c’era alcun tipo di rispetto per il potere esercitabile dall’uomo, e dunque nessun rispetto per l’uomo. Lo si pensava del tutto solo, chissà. Faceva schifo tutto di lui, dal cognome al Talmone Torino, dal generale Videla al calcio scommesse, dal go’ di Turone all’infortunio di Bettega, dall’arresto di Rossi al ritorno di Rossi. Non se ne ha ancora oggi un’idea di cosa fosse “criticare” Bearzot. Tutt’oggi è rimasto inspiegato. Quasi uno sfogatoio quasi ai sensi di legge. Era come fosse possibile tutto se c’era Bearzot. Ogni parola, una risata. Il quarto posto non basta. Se non mi si drizza, è perché non c’è Pruzzo. Se non ho avuto l’aumento, è colpa del vecchio. Il paese conosceva i suoi anni di piombo nel calcio sparando non a Trinca e Cruciani ma a quel vecchio. Il paese conosceva il piombo della sua stampa nel calcio sempre in quel vecchio. Colpevole di non essere il Grande Vecchio ma soltanto l’unico povero vecchio in Italia a portata di mano. Secondo me lo avrebbero aspettato all’aeroporto fisicamente in deroga ai codici di procedura, certi di essere assolti. Secondo me lo avrebbero aspettato all’aeroporto di ritorno da Braga per fare uno scambio. Bearzot a casa, la stampa, uno per volta, in panchina. Poi furono rose. S’è detto prima. Possibili quelle, possibile il mondo. Possibile tutto. Bearzot ricordava quattro anni prima la partenza bruciante e l’arrivo perdente. Fece il contrario. Per un paese senza memoria, fu un colpo tremendo da cui più non ritornò. La stampa che tifava Argentina ben prima che Maradona chiedesse si rassegnò a fare panchina per la panchina. Peggio. In un paese fondato sulla superstizione, a subire il silenzio stampa come portafortuna. D’altronde con Enzo Bearzot era davvero possibile tutto. Lanciare i giovanissimi, aspettare i reietti. Sembrava farlo apposta, trasformare la nazionale in un calvario di casi umani. Solo che la volta dopo si tenevano tutti e nessuno scoppiava. Si. Dopo il Messico di Beppe Baresi su Monsieur Platini, ci fu chi gli attaccò un principio di riconoscenza. Altro peccato in Italia. Ma durò l’attimo del suo ritorno. Dall’aeroporto di Città del Messico fu trasferito al Museo. Di quelli seri. Dove la stampa non entra, presenta. Nessuno ricordò mai più niente. Confidarono all’uopo tutti in Bearzot. Per un paese senza memoria, ricordava anche troppo. Ah. Si dice che da stamattina nella nazionale del cielo siano scesi in campo a sorpresa due nuove scommesse del vecchio. Due come piacciono a lui. Giovani e chiacchierati, da lanciare o recuperare. Al posto di Pruzzo e Beccalossi, Maria Maddalena e Gesù Bambino.
Vincenzo Ricchiuti

ilnapolista © riproduzione riservata