Scampia, si spegne
la radio anticlan

Ostacoli e ingorghi burocratici, strani blackout, misteriosi boicottaggi, trasmissioni ostacolate. Dici Scampia, area a nord della città, e pensi ai clan, all’inferno droga, ai disagi sociali. Dici Scampia e pensi al quartiere degrado: eppure qui quando c’è qualcosa che funziona e vuol dare fiato al riscatto, trova enormi difficoltà, silenzi complici, noie e contrattempi vari, insomma quanto basta per decretarne la resa. Chiude i battenti RadioSca, la webradio e la voce del quartiere, un urlo contro il malaffare diffuso, una scommessa di legalità. Il riscatto non va più in onda, lo stop da piazza telematica resta tutto da decifrare. Eppure il sogno s’era concretizzato a distanza di tre anni dalla presentazione del progetto «Casa della socialità». Un’emittente a Scampia, l’utopia che diviene realtà, e poi una realtà stroncata. RadioSca, radio «sociale» e commerciale, era nata su un’iniziativa imprenditoriale tutta al femminile, ma ancor prima con lo scopo di promuovere meccanismi di aggregazione, virtuali e personali, su un territorio tanto discusso quanto temuto.
“La radio è stato il mio regalo per Scampia. Per tre anni ho combattuto contro la burocrazia e il luogo comune ma ho anche conosciuto persone, ho visitato centri sociali, ho organizzato e partecipato a incontri per riuscire a realizzare un’idea imprenditoriale ma prima ancora un sogno per me e per tutti quelli che ci hanno creduto”. Laura Russo, 31 anni, confessa tutto d’un fiato e senza esitazioni il suo stato d’animo. È una delle speaker radiofoniche e socia nell’iniziativa con Marilena Zoppa e Annalisa Mignogna, il trio fondatore di Radio Sca nel luglio 2009. L’emittente sin qui si è avvalsa di 36mila euro, una quota dei contribuiti previsti per l’incubatore del progetto «Casa della socialità». Sono serviti per coprire le spese legate a beni strumentali e servizi in fase di avviamento dell’impresa. La firma, nell’ottobre di un anno fa, in calce al contratto di prestazione con insediamento con l’Ats (associazione temporanea di scopo) che fa capo al Comune di Napoli e rappresentata da Città della scienza, Sviluppo NapoliCampania e Napoli marketing. Quindi, l’assegnazione del modulo di lavoro in piazza Telematica, via Labriola, circa 27 metri quadri, nel febbraio scorso. A ottobre un mese di programmazione musicale in playlist, dal primo novembre avrebbero dovuto cominciare i programmi d’intrattenimento.
«Nei primi venti giorni di messa in onda è stato un successo, con ascolti sino a 1.400 presenze giornaliere, poi sono cominciati blackout e sabotaggi – denuncia la Russo – Quando ho ricevuto in studio per intervistarlo, padre Aniello Manganiello, il prete anticamorra di Scampia, improvvisamente è andata via la corrente elettrica. Tutto rinviato. In un’altra circostanza è stato sabotato il servizio internet. Poi una volta abbiamo ospitato il dj internazionale Louje Gordea, hanno prima cercato invano di disturbare il suo arrivo, poi ci hanno accusate di essere degli abusivi e hanno fatto arrivare la polizia».
Ma perché tutti questi ostacoli? Laura Russo prova a fare chiarezza: «Il contratto firmato prevede la nostra presenza in radio dalle 9 alle 18,30 ma una clausola prevede un’estensione dell’orario nelle occasioni legate alla gestione della radio e previa comunicazione al servizio di custodia in piazza Telematica. Questo servizio – incalza la Russo – fa capo alla Napoli Servizi, la partecipata del Comune che vanta dei crediti pregressi nei confronti di quest’ultimo, e che ci ha sempre rifiutate in ogni occasione. Abbiamo contattato il responsabile dell’ufficio risorse umane, Rosario Tarallo, ma ci ha risposto che non può far nulla. E così continuiamo a subire minacce verbali, lavoriamo niente e male, e ci viene negato l’accesso all’emittente».
Ora lancia un appello al Comune, «e non solo per rimediare un servizio di reception e segreteria che ancora mancano, insieme alla formazione professionale, il certificato di qualità, il software di base e il timbro Siae, ma anche per evitare lo sfratto». Dal marzo scorso, infatti, incombe su RadioSca anche la minaccia di un trasferimento. «Siamo state lasciate sole – accusa la Russo a nome anche delle sue compagne d’avventura – e ora vorrebbero spostarci nell’incubatore delle attività artigianali pesanti nel rione Don Guanella. Ci sono stati revocati dieci ordini di pubblicità per un totale di 6mila euro e il consiglio dell’ottava municipalità avrebbe dovuto riunirsi in seduta straordinaria per discutere sul caso, ma sin qui nulla. Come si va avanti così?»
Tullio De Simone (da Il Mattino)

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