Quella catena di errori in difesa, e Mazzarri protesta

Il Napoli deve aver lasciato nella gara di andata proprio una pessima impressione a Roy Hodgson. L’ha accolto con la più superba indifferenza, quasi fosse una comitiva di svagati turisti a Paradise Street. Il rugoso allenatore, subentrato a Rafa Benitez, ha ritirato Fernando Torres e lasciato in panchina Steven Gerrard, dopo due vittorie ha risolto la crisi e pensa al Chelsea, prossimo impegno di Premier League. Ma cosa vuole questo Napoli che nel suo stadio non ci lasciò neanche il ricordo di un graffio? Siamo o non siamo il club che ha conquistato 58 trofei in una secolare leggenda? Finirà per aver ragione, ma ci vorrà Gerrard, e una catena di errori difensivi del Napoli.
Si era spinto Hodgson anche ad annunciare la presenza dei due campioni, il bomber spagnolo e il leader inglese di Whiston, sapendo che li avrebbe messi da parte. Un bluff che non ha turbato il Napoli. Cannavaro, pilota della difesa, statuario come erano i vecchi centromediani britannici, ha avuto il pregio della linearità e il merito di portare più avanti la squadra, dopo il disagio iniziale, quando soffriva per essere troppo arretrato. Ed è cambiata la partita per il Liverpool. Dopo le prime aggressioni, contro un avversario troppo contratto, il Liverpool soffre per tutto il primo tempo per il suo confuso pressing. Il Napoli ha il possesso palla e impone il ritmo. Non molto alto, ma basta per controllare il gioco, per la rapidità e la precisione degli scambi. Su un terreno viscido, stentano gli inglesi quando si precipitano sul portatore di palla. Favorevole nel primo tempo anche l’assetto. Come previsto, la difesa a tre si allarga agilmente, chiudendo le corsie esterne. Ma il Liverpool, tenendosi sempre largo, lascia fatalmente troppi spazi al centro. Gargano e Pazienza, due contro due, prevalgono sul pallido Paulsen e Spearing. C’è sempre l’uomo in più, bravo Napoli. Spesso è Hamsik che sceglie la destra come base operativa, posizione che avrà incuriosito gli osservatori venuti da Manchester per riferire a Ferguson. Ma avranno descritto soprattutto Lavezzi, protagonista e ormai leader indiscusso, si concede anche il lusso di rimproverare chi non gli passa subito la palla. In una delle voragini create al centro dal Liverpool, è invece fulminea l’intuizione di Cavani che di testa lo lancia in area, ed è il gol che infiamma i cinquemila napoletani di Liverpool. Un lampo di Cavani che si limita per il resto a osservare il gioco, un vuoto tuttavia nascosto dal gran correre del connazionale Gargano. Sulla destra arrivano i soli pericoli, dall’asse verticale di Konckescky con Jovanovic.
Ma quel gol brucia. Hodgson, con il faccione rosso come la sua cravattona regimental, rivela tutto il suo imbarazzo. Che dirà il nuovo proprietario John Heric in tribuna? Ha sbagliato i calcoli e deve rimediare infilando Gerrard nella ripresa. E il Liverpool riprende campo. Ma anche lucidità. L’impronta del campione trasforma la sua squadra.
Mazzarri intanto non prova a cambiare. Non ha fiducia nelle riserve? Possibile che non vi sia nessuno per interrompere il ritmo del Liverpool che accelera e si distende?
Gerrard impone logica e intuito. Sposta il gioco sulla sinistra del Napoli, in direzione del rapido Shelvey, caotico nel primo tempo, ora insidioso. È lui che si accorge del punto debole nel Napoli: c’è Aronica in affanno che invoca il raddoppio di Dossena, e provocherà persino il rigore. Ngog crea movimento al centro. Ma è proprio Gerrard ad avventarsi su un passaggio maldestro di Dossena al portiere De Sanctis. Vuol dimostrare fino in fondo quanto siano importanti. Vedono e fanno più di tutti. Primo, secondo, terzo gol: addirittura condona la presunzione di Hodgson. Mazzarri continua a protestare con l’arbitro. A che serve?

Antonio Corbo
la Repubblica Napoli

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