La maledizione dell’Olimpico, come nel ‘57

L’Olimpico è in cima alla classifica degli stadi dove i tifosi azzurri vorrebbero sempre far bella figura. Le sfide tra il Napoli e le “capitoline” son certificate da sempre come derby. La relativa vicinanza geografica e gli umori spesso simili delle tifoserie hanno favorito questa classificazione, con tutta la maggior carica emotiva che comporta. Una vittoria o una sconfitta all’Olimpico (o viceversa al San Paolo e prima ancora al Vomero ) pesa più di altri risultati, nel bene o nel male. E’ all’Olimpico che, come qui  ha ricordato Carratelli, trentamila tifosi intonarono quel ritornello ( Oj vita,oj vita mia…) che salutò una bella vittoria sulla Lazio, al tempo di Vinicio allenatore, e divenne l’inno del Napoli. Ma ci sono giorni pari e giorni dispari, come diceva Eduardo de Filippo. E quest’ultima partita contro i biancocelesti ci ha portato molti sorsi di amarezza, offrendoci un Napoli sgonfio e appannato, in cui solo Lavezzi è riuscito a non deludere per nessun motivo. Finanche l’arbitro ci ha messo del suo, non vedendo il braccio di Zarate prima dell’1 a 0. C’è, allora, una specie di maledizione dell’Olimpico, che si presenta quando meno te lo aspetti? Ed è per questo che in anni passati dalle curve “napoletane” piovevano in campo, prima della partita, tantissimi pacchi di sale finissimo, rimedio anti-malocchio?  Oggi non se ne vedono più. Né si videro in quel pomeriggio di ottobre del lontano 1957, quando una moltitudine di tifosi vesuviani riempì la metà dello stadio romano. Il Napoli veniva da un avvio stupefacente: 4 a 0 al Genoa, pareggio esterno col Milan (2 a 2), 3 a 0 al Torino, 4 a 2 all’Atalanta, 6 a 0 al Verona e 4 a 0 al Padova. Già si parlava di scudetto, quando si affrontò la Lazio fuori casa. E all’Olimpico fu débacle. 4 a 1 per i biancocelesti, con le migliaia di tifosi azzurri annichiliti. Il Napoli aveva giocatori come Bugatti, Comaschi, Posio, Di Giacomo, Vinicio, Pesaola. La Lazio aveva una squadra di calciatori “normali”, più alcuni reduci da grandi squadre e ottimi campionati, ormai però in disarmo. Ma quel giorno gente come Muccinelli, Pozzan, Vivolo, Selmosson, ebbe un sussulto, e il Napoli crollò. “La rivolta degli uomini di classe”, titolò il Mattino. Ma non servì a lenire la delusione. Mimmo Liguoro

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