Nuvole azzurre
sul tramonto romano

Nuvole azzurre passano nel cielo della sera. Roma si specchia in un Tevere imbronciato. Sul lungofiume auto con drappi biancocelesti vanno verso le periferie suonando i clacson. Sono le macchine dei laziali, fieri del primo posto. Balconi con luce fioca si chiudono d’improvviso con rumore di serrande stizzite. Sono le case dei romanisti che si negano al crepuscolo tenero di fine ottobre. Passiamo a piedi sul marciapiede che va nella direzione del fiume. Siamo in quattro, con un sorriso sornione, negli occhi lampi di luce, non parliamo. L’ultimo grido lo abbiamo affidato all’aria davanti al televisore, quando l’arbitro Tagliavento ha fischiato la fine di Napoli-Roma. Il coro dei tifosi, quello classico della "vita mia", ci ha colpiti come lo sentissimo per la prima volta. Usciti in strada, quelli che incontriamo hanno facce storte, nasi arricciati, fronti corrugate. Sono i seguaci di Totti e Ranieri, di Vucinic e De Rossi. Li guardiamo con mezze espressioni: gioia e prudente discrezione. Tredici anni! Un’eternità calcistica, un tempo punitivo e infinito. In un pomeriggio di impegno e sagacia degli undici azzurri al San Paolo, la mortificazione è evaporata. Ora il nostro silenzio ammiccante spinge in superficie ricordi come flash argentati. Anche le memorie dell’adolescenza fluiscono limpide. Quel gol di Amadei che fece secco il pur bravo portiere Moro nel fragore del Vomero. Quella partita, sempre in collina, che seguì l’8 a 1 sulla Pro Patria, col tandem Jeppson-Vinicio. Si aspettava un altro exploit. Segnò il mediano nostro Castelli ma poi pareggiò di testa Carletto Galli per la Roma. E l’anno del post-scudetto n.1, quando ancora potevamo agguantare il numero 2 ma la Roma fece muro e finì zero a zero, con mille occasioni perdute. E l’anno in cui finimmo in B e condensammo tutto l’orgoglio nell’incontro con i giallorossi. A loro bastava quella vittoria per vincere il campionato. Segnò Totti ma Pecchia gli fece rinviare feste e mangiate di abbacchio. Poi il tunnel dei tredici anni senza vincere al San Paolo. A Roma ci sentivamo ospiti sbertucciati, sia pure con sorrisi e pacche sulle spalle. Ma ora abbiamo negli occhi Hamsik e Cavani, Lavezzi e Dossena… Nei timpani l’urlo liberatorio della gente di Fuorigrotta… Intorno a noi i volti scuri dei seguaci della Lupa che, per nemesi tifoidea, si trasformano in cuor nostro in impulsi di gioia. Nuvole azzurre passanno nel cielo romano della sera . <strong>Mimmo Liguoro</strong>

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