Perché Prandelli esclude
il nostro De Sanctis?

Apara purtiè. Sembrava uno di quei tiri che facevamo noi da bambini, quasi da centrocampo, per dimostrare che se ci mettevi la punta “sotto” il pallone lo potevi infilare da qualsiasi posizione, bastava avere un po’ di culo. Il culo che ha avuto questa sera l’attaccante estone Zennjov, che ha insaccato da sotto misura dopo la goffa respinta di Sirigu su un tiraccio da quaranta metri. Un gol che poteva costarci la partita e forse anche la qualificazione.
 E’ in quel momento che m’è apparso sullo schermo, come la Madonnina, il volto sorridente di Morgan De Sanctis, il portiere italiano più in forma del momento, quello che lo scorso anno è stato in vetta alle classifiche di rendimento e che domenica scorsa ha sfoderato un partitone proprio contro l’ex squadra del ct Prandelli, la Fiorentina. Difficile comprendere perché stasera nella porta degli azzurri ci fosse un giovanotto di belle speranze, assolutamente inadeguato per un impegno internazionale, che peraltro arrivava dopo il disastroso filotto azzurro ai Mondiali.
Incerto tra i pali, a farfalle nell’area piccola, impreciso nei rinvii, lo sguardo perso, il morale sotto i tacchi dopo la papera iniziale: Sirigu forse si farà, più in là, forse. Quel posto tra i pali della Nazionale oggi lo meriterebbe il nostro Morgan, a prescindere dal dato anagrafico, visto che l’estremo difensore azzurro ha 34 anni, uno solo in più di Buffon, due più di Pirlo, al quale però viene anche chiesto di correre come un ragazzino, eppure è sempre lì. Se poi si pensa che in panchina stasera sedeva un altro sbarbatello, il portere del Bologna Viviano, e che il titolare dei Mondiali, Marchetti, rischia una stagione in tribuna a Cagliari, viene davvero da chiedersi quali sia la logica che spinge Prandelli ad affidare il ruolo più delicato senza tenere conto di quanto esprime il campionato.
Senza ombra di dubbio oggi Morgan è il portiere italiano più forte, l’unico “napoletano” che oggi meriterebbe davvero di stare in Nazionale, da titolare. In attesa (più che di Maggio, assolutamente fuori forma) di Dossena, visto il Molinaro di stasera, e magari di Grava, visti all’opera i Cassani e i Pepe…
Luca Maurelli

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