Cavani è un alieno, me l’hanno detto a Cesena

La partita da poco ha avuto il proprio epilogo.
Con il Catapo (amico e compagno di tante trasferte) e un altro gruppetto di tifosi azzurri ci ritroviamo, ancora ubriachi di gioia e con sensazioni impagabili, sul vialone che porta alla stazione ferroviaria di Cesena. Il Napoli ci ha rubato ogni filo di voce ed ogni istante, per cui il nostro pranzo si è ridotto ad una piadina farcita e una birra fredda consumate velocemente sulla strada. Fa caldo e non si smette di sudare. Poco distante ci sono un paio di agenti della polizia e un nutrito raggruppamento di sostenitori di Beppe Grillo che da poco ha concluso il suo Woodstock Day in città. Nell’aria in quella stazione, per motivazioni differenti, si respira un’euforia coinvolgente. I “grillini” fanno un gran baccano, ma noi non siamo da meno. E non appena vi passiamo accanto, uno di questi tipi festanti, seduto per terra, accortosi della nostra baldanzosa presenza incuriosito si volta e ci chiede: “com’è andata la partita?”. Mentre mi appresto a rispondere, gonfio di gioia e di orgoglio, vengo anticipato da un ragazzo con una sciarpa bianconera legata al collo e un’aria assai mesta, che stona con l’ambiente creatosi, che risponde: “Abbiamo perso. Abbiamo perso 4 a 1”. E l’altro ripete incredulo: “Ma come? 4 a 1?”. E ancora il povero cesenate a chiudere: “Sì, però loro c’hanno Cavani… quello è un alieno”.
Sarebbe riduttivo parlare solo del nostro extraterrestre uruguagio dopo la trionfale vittoria di ieri al Manuzzi perché tutta la squadra ha disputato una grandissima partita, una prestazione stile “Marassi”. Sarebbe riduttivo soprattutto per coloro che, prima dell’ingresso del Matador, hanno “preparato” questo poker. Mi riferisco in particolare a Pazienza che ormai non stupisce più, che ha telecomandato il centrocampo, al Pocho, prima punta di giornata, che ha mandato al manicomio l’intera difesa avversaria per tutti i 90 minuti, giocando in un ruolo che non ama, ma che lo mette in condizione di essere ancora più pericoloso, perché molto più vicino alla porta. Mi riferisco ad Hamsik, ai due esterni, alla difesa ed anche ai tre nuovi (eccetto la cappellata di Cribari), che sicuramente sono da rivedere, ma che però, non si sono mai risparmiati. E mi riferisco al subentrato Gargano che ha dato quel ritmo e quella spinta nel momento cruciale del match.
Sarebbe riduttivo, ma oggi è inevitabile che i nostri pensieri siano rivolti principalmente a quel marziano di nome Edinson che ha letteralmente spaccato in due la partita e che ci ha fatto letteralmente impazzire. Non ricordo da quanto tempo non accadeva una cosa del genere. Il riconoscimento, senza mezze misure, senza mezzi termini, della forza e della classe di un nostro giocatore da parte di un tifoso avversario mi ha inorgoglito.
Cavani, el Matador, l’alieno, è nostro. Non sembra vero, ma è così. E’il nostro bomber, il capocannoniere del campionato(con 5 gol in 5 partite insieme ad Eto’o), ha la maglia numero 7 sulle spalle ed è entrato definitivamente entrato nel cuore di tutti. E’subentrato (con Gargano), quando il Cesena, sull’unica disattenzione della nostra retroguardia, si era immeritatissimamente portata in vantaggio. S’è piazzato sulla sinistra della prima linea e in poco più di mezz’ora ha rivoltato la partita¬: un gol mancato, salvato solo grazie all’uscita a valanga del bravo Antonioli; un passaggio filtrante per Dossena smarcatosi in area che ha dato il la al primo gol di questo campionato di Lavezzi; una serie di scorribande che hanno messo in crisi la difesa romagnola e infine due autentiche perle che difficilmente dimenticherò: sgroppata sulla destra alla Elkjær con doppio dribbling a rientrare ai danni di due inebetiti difensori e palla depositata nell’angolo più lontano e gol spettacolare, proprio allo scadere, con una parabola disegnata alla perfezione che si è infilata all’incrocio, ancora una volta lì, dove nemmeno Yashin avrebbe potuto far qualcosa… che goleador, che Matador!
Poi, prima di prendere la strada verso la stazione, afoni, abbiamo tentato di cantatare “ohi vita, ohi vita mia” e si è materializzato l’abbraccio collettivo dei tanti tifosi intervenuti in quello spicchio di stadio. S’è verificata anche qualche zuffa in tribuna, ma ho sentito anche tanti applausi. Sì, applausi. Il pubblico romagnolo, dopo che la propria squadra ha subito un’autentica lezione, ha applaudito i propri calciatori perché ha capito che oggi, non ce n’era per nessuno. Il Napoli è stato troppo superiore e quell’applauso in conclusione, indirettamente, l’ho considerato attribuito ai nostri leoni e soprattutto al nostro Matador. E “quell’alieno” rivoltogli dal tifoso bianconero amareggiato fuori la stazione me l’ha solo confermato.
Abbiamo un campione, uno che ci farà ancora strabuzzare gli occhi, proprio come oggi a Cesena. E questo campione si è integrato da subito alla perfezione in questa squadra che già lo ama. E quando sento in giro l’incredulità sulla sua scelta di non essere andato in una grande squadra, io rispondo che lui invece ha scelto una grande Squadra. E’ il Napoli, il Napoli di Cavani. L’alieno.
Applaudiamo, applaudiamo tutti.
Forza Napoli Sempre
<strong>Gianluigi Trapani</strong>

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