Zeman: i presidenti pensano solo al business

Erano in 2 mila, a Foggia, nel giorno della presentazione. E lui si è commosso: non si aspettava, dopo 16 anni, una simile accoglienza. Bentornato Zeman: riparte dalla C1, da una società e da una città giusta, dove nel 1991 è nata Zemanlandia (promozione in A). A 63 anni aveva ancora voglia di fare calcio, ma non era facile trovare qualcuno disposto a dare una panchina a un personaggio così scomodo. Pasquale Casillo, dopo aver rilevato la società, non ha avuto esitazioni e lo ha riportato a Foggia. Voglia di calcio, quello che intende Zeman, ma pure di continuare a dire quello che pensa perché né l’uomo, né il tecnico, sono cambiati.«Dicono di me: parla, parla, ma non ha mai vinto niente. Me l’ha ripetuto pure uno degli avvocati della difesa al processo di Napoli. Bene: cosa hanno vinto, a parte Benitez, quelli che allenano in A in questa stagione? Ho valorizzato e mandato in nazionale più di 20 giocatori: quanti allenatori possono dire la stessa cosa?».
<strong>Come deve ripartire il calcio italiano dopo il disastro sudafricano?</strong>
«Dal lavoro che è alla base dei successi. E oggi non si lavora tanto nel calcio, a cominciare dai settori giovanili. Servono strutture per consentire ai ragazzi di tornare a giocare, per ore e ore, sempre col pallone tra i piedi. Come si faceva una volta, da mattina a sera, per strada».
<strong>Perché in Italia è così precaria la figura dell’allenatore?</strong>
«Da noi conta solo vincere, non importa come. Gli allenatori sono schiavi dei presidenti: io non l’ho mai fatto, e non lo farò mai».
<strong>Berlusconi ha detto ad Allegri: lei è un maestro, io sono un professore.</strong>
«Da quando è entrato nel calcio vuole fare il tecnico visto che ha allenato l’Edilnord… Anche gli altri presidenti pretendono di farlo anche se non hanno mai allenato neppure una squadretta». Altri errori dei presidenti? «Ce li ho già tutti contro… Li vedo stressati, ricattati dagli ultrà: non hanno progetti né idee. Quasi tutti hanno in mente solo il business che, però, ha altre regole rispetto allo sport. Ora vogliono stadi nuovi e di proprietà dei club per riempirli di centri commerciali e ristoranti, che non hanno niente a che fare col calcio. I tifosi rinunciano ad andare allo stadio perché manca lo spettacolo e non si divertono più. Gli ultrà si accontentano del risultato, gli sportivi si divertono solo se vedono giocar bene le squadre. Sbaglia chi è convinto che la gente non vada più alle partite perché i nostri stadi sono obsoleti».
<strong>Cosa perde il calcio italiano con l’addio di Mourinho? </strong>
«Solo uno da prima pagina. Dicono sia stato bravo a convincere Eto’o a fare il terzino, ma è normale che un allenatore faccia fare ai giocatori in campo quello che vuole lui. Anche se ha vinto tutto non mi piace il suo modo di affrontare le partite: a Barcellona ha fatto catenaccio peggio di Nereo Rocco. La mentalità a una squadra la dà sempre l’allenatore: non se la scelgono i giocatori». <strong>Eppure i tifosi dell’Inter si sono divertiti tanto. </strong>
«Non tutti: ne ho visti parecchi che non erano per niente soddisfatti della qualità del gioco della loro squadra».
<strong>Meglio il Barcellona di Guardiola?</strong>
«Certo: è la squadra che ha dato più spettacolo e fatto divertire in questi 2 anni. E, infatti, il Camp Nou era sempre esaurito, che è poi la cosa più importante».
<strong>Balotelli sta per essere ceduto al Manchester City. </strong>
«Vuol dire che non sono riusciti a gestire un talento come Mario. Ma se giocatori come Zanetti e Cambiasso, che conosco bene, avessero voluto sarebbero riusciti nell’impresa».
<strong>La Juve ricomincia da Andrea Agnelli. </strong>
«Alla Juve servono solo persone che fanno bene al calcio…».
<strong>Da ex romanista: meglio Spalletti o Ranieri? </strong>
«Ranieri ha rischiato di vincere lo scudetto, ma con Spalletti la squadra ha dato spettacolo. E, infatti, quando c’era lui, l’Olimpico era sempre pieno».
<strong>Il miglior giocatore che ha allenato? </strong>
«Totti. Col pallone tra i piedi resta il numero uno. Anche se qualcuno sostiene il contrario ho sempre apprezzato i giocatori che danno del tu al pallone. Non ne ho avuti a disposizione tanti, purtroppo, nelle squadre che ho allenato».
<strong>Il calcio frequenta ancora le farmacie? </strong>
«Bisogna sempre tenere la situazione sotto controllo perché i farmaci servono per curare i malati. Gli sportivi non ne hanno bisogno».
<strong>Quanto ha pagato per quella sua denuncia del 1998? </strong>
«Niente… Mi hanno sempre pagato per fare calcio. Certo la mia carriera sarebbe stata diversa. Allenavo la Roma e nel febbraio del ’99 mi cercarono prima il Real Madrid, poi il Barcellona. Ne parlai subito con Franco Sensi che mi disse: poche storie, tu da qui non ti muovi. A maggio intimarono al presidente: o cacci Zeman o non vincerai mai lo scudetto. E lui fu costretto a esonerarmi».
(dal corriere della Sera)

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