Sognavamo la Champions
Ora temiamo l’Elfsborg

Sognavamo la Champions, il Santiago Bernabeu e la musichetta che apre le partite dei grandi d’Europa. Ci ritroviamo a organizzare una trasferta nelle lande svedesi, a Boras, un posto dimenticato da Dio e dal calcio dove la creatura più interessante da incontrare (fika a parte) è il Drago di Komodo, il rettile più grande e velenoso del pianeta, ospite del ricchissimo zoo cittadino. Ora passerò per disfattista, lo so. Io ero tra quelli che non ha festeggiato l’ingresso in Europa League e che considerava l’esclusione della Champions (a vantaggio della Samp) un clamoroso fallimento. Ma a Napoli il ritorno nella serie B della competizioni europee, due anni dopo la partecipazione con il vecchio Reja, fu considerato un grande passo avanti. A me pareva un salto all’indietro, ma venni subito tacitato in nome del tifo cieco disponibile a festeggiare qualsiasi cosa, in nome della resurrezione dagli inferi della serie C e dei palloni che mancavano a quel Napoli soccer rilevato da De Laurentiis nel 2004. Salvo poi accorgersi che a quella grande impresa del Napoli in Europa i media nazionali riservavano poche righe a fondo pagina e il solito quadretto allegorico dei napoletani impazziti per il grande exploit.
Già allora dissi che sarebbe stato più utile pensare in grande, riflettere su quello che per me rappresentava un mezzo flop (dopo una campagna acquisti suggellata dal cafonissimo show del presidente sulla nave da crociera con la colonna sonora della cavalleria rusticana), sostenni che dovevamo iniziare a chiederci quando e se un giorno avremmo fatto il salto di qualità, se un giorno avremmo potuto iniziare un campionato non parlando di transizione e piani triennali ma di scudetto e di Champions, dopo vent’anni di digiuno.
Ma non è solo una questione di risultati, c’è anche un problema di mentalità. Oggi quella mentalità perdente e un po’ accattona che la società proietta a cascata sulla propria tifoseria la ritrovo nei commenti di Mazzarri e De Laurentiis dopo il sorteggio che ci ha riservato l’Elfsborg.
Stamattina, leggendo i giornali, non credevo alle mie pupille. Il tecnico che metteva le mani avanti sullo stato di preparazione avanzata degli svedesi, De Laurentiis che lo appoggiava, attaccando poi Platini sui diritti tv, dopo aver fatto pagare dieci euro per un’amichevole su Sky a chi già ha un abbonamento al calcio che paga 50 euro al mese. Incredibile. Deprimente.
Forse è questo aspetto che dà l’esatta misura dell’abisso cultural-calcistico che esiste tra un Mourinho e un Mazzarri. Il tecnico portoghese, quando beccò il Chelsea nei quarti, il Chelsea!, disse che quella sarebbe stata la prova di maturità della squadra. Tutto qui. Noi ci lamentiamo dell’Elfsborg. Meno male che l’Italia calcistica che conta è troppo impegnata a discutere di partite vere e non ride di noi, semplicemente ci ignora.
Luca Maurelli

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