Se segna una bandiera è come se lo facessi io

Penso che la bandiera di una squadra sia come una ottima moglie. Nella buona e nella cattiva sorte è e sarà al suo fianco. E dimostra di esserlo soprattutto nella cattiva, quando le cose in famiglia non procedono serenamente. Quando ci sono incomprensioni, brusche liti e incomunicabilità. Il buon esito di questo patto d’amore matura nel tempo, nonostante tutto, fino alla fine dei suoi giorni…
Sono molto scettico quando un giocatore si presenta giurando amore eterno, ma mi piace credergli  quando corre e bacia la maglia sotto la curva. E’ bello credergli. Il suo gol non è un gol qualsiasi, vale di più, perché è come se l’avessi fatto io. Sono io che in spaccata mi sono lanciato e ho siglato il gol del sorpasso alla vecchia signora. Sono sempre io che da 35 metri piazzo la palla all’incrocio dei pali con un tiro degno dell’ultima versione della playstation, alle spalle dell’incredulo Coppola. La bandiera è parte di me, è parte di noi. Gioca, lotta, suda e segna per noi. Sempre. Nei secoli fedele.
Poi rifletto. Qual è stata l’ultima bandiera che io ricordi? L’ultima moglie perfetta?
E’ difficile credere a questa bella fiaba, ma penso che in tutte le cose della vita sia così. Anche in un matrimonio. Anche nel calcio.
Non so perché ma m’è venuto in mente Kakà. Sorridendo ovviamente. Così contento, orgoglioso di indossare la maglia rossonera. La sua seconda pelle, eh. In alcune interviste ho anche sentito alcune inflessioni meneghine. “se ghe” “sa va”. In poco tempo è diventato la moglie fedele del diavolo e poi, prima s’è affacciato alla finestra di casa rincuorando tutti con la mano sul petto sulla sua permanenza e che non avrebbe chiesto il divorzio e dopo, in quattro e quattr’otto, s’è lasciato travolgere dal richiamo delle sirene spagnole dopo aver versato un paio di litri di lacrime di coccodrillo e messo in saccoccia un portafoglio(sempre di coccodrillo) quadruplicato. E i tifosi? Sconforto totale. Quel giorno mi fecero un po’ pena, l’ammetto.
Poi penso a Totti, a Del Piero, a Maldini, penso finanche a Batistuta. Gente, odiata o meno,  che è rimasta anche nel corso di tempeste e di retrocessioni, quando potevano tranquillamente andare a farsi soffiare all’ombra di un giacimento di petrolio da qualche magnate russo o sceicco arabo. Alla fine erano loro a decidere nello spogliatoio e fuori. Erano loro a comandare. E’normale,no? come succede nelle migliori famiglie, sono le buone mogli che lo fanno, no?…
Tu che hai cambiato e baciato 8 maglie diverse in 10 anni avevi già l’attitudine e fesso io a crederti e ad averti trasformato in una bandiera. Avresti potuto avere diecimila giustificazioni, lo sai? Non ora però. L’affronto di esser andato col peggior nemico ti ha inserito di diritto nel mio personale girone dei traditori insieme a Caino, Giuda, Altafini, Ferrara e Deborah(una mia ex-moglie). E cortesemente, a fine carriera, non chiedere di tornare qui anche gratis con gli occhi lucidi e le labbra insozzate di nauseabondo bianconero. E’una scena che abbiamo già vissuto un paio di volte, risparmiacela. Almeno quella… Che el Matador con le sue bandiere infilzi(?!) te e la tua zebra!
Teniamoci la botte semi-piena, che la moglie ubriaca in realtà beveva acqua. Altro che bandiera!
Poi mi passa…
di Gianluigi Trapani

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