Fratelli d’Italia
estate di Rabbia

Che notte, quella notte al San Paolo, 2 settembre 2006: 60.000 per l’Italia campione del mondo che debuttava nelle qualificazioni europee, ma soprattutto per onorare Fabio Cannavaro, glorioso capitano, prossimo Pallone d’oro, figlio di Napoli. La curva B srotolò il suo affetto: «Fiero il suo grido di gioia, indelebile nei nostri cuori rimarrà nella storia. Orgogliosi di un grande uomo, unico e raro… fieri di nostro fratello Fabio Cannavaro». In tribuna il fratello Paolo, rientrato da Parma per vestire l’azzurro Napoli. C’erano in Italia due genitori più fieri di Pasquale e Gelsomina Cannavaro? Più felici dei destini dei figli? La signora Gelsomina raccontava: ««Mio marito metteva tre cuscini sotto le coperte e scappava dal ritiro di Pontedera per venirmi a trovare a Napoli. Fabio è sempre stato meno istintivo. Da ragazzo lo chiamavano il “vecchio”». Anche quest’estate. Troppo vecchio. Fabio, piantato da neozelandesi e slovacchi, è diventato il simbolo della Nazionale di Lippi che non ha saputo rinnovarsi, l’emblema dello sfascio che poi ha riparato in Dubai, destinazione suggerita da De Laurentiis a Paolo Cannavaro, il capitano del Napoli, sgraziatamente attaccato dal suo presidente. Quattro anni dopo il po-po-po, il mondo Cannavaro si è capovolto: Fabio e Paolo, fratelli d’Italia, dall’altare alle critiche. Cosa dice oggi papà Pasquale, ex difensore ’nnamurato? Cos’è rimasto dell’orgoglio? «Dopo 43 anni di calcio ho imparato che non esiste riconoscenza. La cessione di Fabio salvò il Napoli nel ’95, quella di Paolo nel ’99. Fabio era vecchio per il Napoli, ora prendono Lucarelli. La verità è che Fabio dava fastidio a qualcuno. Il caos su Paolo è nato da qualche parolina riferita al presidente che Paolo non ha mai detto. Ai miei figli ho insegnato: non fatevi mettere i piedi in faccia. Chi capisce di calcio, sa che Fabio ha colpa solo su un gol e al Mondiale ha combattuto fino in fondo. Da quattro anni ripeteva: lavoriamo sui giovani. Ora lo dicono tutti. Gli stranieri ci rovinano. Io sono orgoglioso di quello che hanno fatto i miei figli e per quello che faranno, perché al calcio hanno ancora molto da dare. Tutti e due». All’ultimo ritiro con il Casale Posillipo, a Miletto (Avellino), il difensore Pasquale Cannavaro portò il figlio Fabio: «Aveva 7-8 anni. Ogni mattina andavo da un contadino a procurarmi latte fresco. Fabio ne beveva due litri e mezzo al giorno».

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