Napoli-Lienfield, la sera di Alfredino Rampi

“A Wojtyla e alla P2, a Cossiga e alla Dc, a Br e Platini, la morte ricordò…”. Un verso dei Baustelle mi ha rimandato a una data, il 10 giugno del 1981, esattamente 29 anni fa. Al San Paolo si giocava Napoli-Lienfield, finì 4 a 0, doppietta di Oscar Damiani, reti di Musella e Maniero. Quel giorno, alle sette di sera, un bambino precipitava in un pozzo artesiano a Vermicino, vicino Roma. Il teledramma terminerà 60 ore dopo, al termine di una diretta Rai chiusa con una dichiarazione di impotenza collettiva: Alfredino è morto.
Capita a tutti di ricordare il luogo in cui ci si trovava nel momento delle grandi tragedie o di eventi destinati a passare alla storia: la fine della guerra, per i nostri genitori, il terremoto, per noi, le torri gemelle, per tutti. Io, la sera di Alfredino, avevo 12 anni e andai allo stadio per la più insignificante di tutte le partite del Napoli, un’amichevole con gli irlandesi nell’ambito di un triangolare al quale partecipava anche il grande Flamengo di Zico. Di quella sera ho il ricordo nitido di mio padre che mi mostra i biglietti e mi chiama per andare. E di me che per la prima volta (forse l’ultima in vita mia) non ho nessuna voglia di schiodarmi per una partita di calcio. Ero incollato lì, davanti alla tv, come milioni di italiani, in attesa che Alfredino Rampi rispuntasse su, in fretta, prima che fosse troppo tardi, prima di Carosello, della cena, della palla al centro.
Quella sera al San Paolo giocava il Napoli reduce da un campionato di vertice, rovinato dallo scivolone in casa col Perugia per un’autorete di Ferrario: era la squadra di Castellini, Krol, Pellegrini. Quel 10 giugno 1981 al San Paolo arrivò tanta gente per il debutto del grande bomber calabrese Massimo Palanca, trattenuto però a Catanzaro da pastoie burocratiche. Un inquietante segnale premonitore per il pubblico del San Paolo, che a “piede di bambola” vedrà realizzare un solo gol nell’intera stagione. Quarantamila per un’amichevole di fine stagione erano tanti, tantissimi, i soliti tifosi estivi a caccia di novità, di speranze e di illusioni per l’anno successivo. Videro per la prima volta in porta, al posto di Castellini, tale Smimmo, soffrirono per il rigore sbagliato di Guidetti, si esaltarono per qualche zig zag di Speggiorin, contro avversari dai nomi improbabili, potenziali gommisti come Dunlop, statisti come Nixon, pugili come Fraser, in una serata surreale, almeno per me. Che aspettavo solo di tornare a casa. Chissà quanti napolisti erano quella sera al San Paolo, chissà se ricordo bene quello che ho raccontato, chissà quanti associano, come me, il ricordo di quella partita, alla tragedia di Alfredino, chissà che senso ha questo stupido articolo.
Luca Maurelli

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