Io, venezuelana, in un taxi della mia Napoli

Sono di Caracas ma amo Napoli. Non seguo il calcio però tifo la squadra partenopea (si dice così?). L’ultima volta che ho preso un taxi, dalla stazione centrale fino al magico e pericoloso (come Caracas) quartiere degli spagnoli, ho raccontato all’autista della mia simpatia per il Napoli, per la città e la squadra. Lui si è detto onorato di avermi a bordo, finché non ha cambiato idea al punto da volermi far scendere, se non rimediavo subito alla bestemmia. Non sopporto Diego Armando Maradona. Intendendo il politico, ma lui mi ha portato in una piazza dove, mi ha detto, hanno cambiato il nome in piazza Maradona.
Non mi sono stupita più di tanto, perché anche in Venezuela, dove lo sport nazionale è il baseball, si adora il pibe de Oro. Solo, pensavo che Napoli fosse meno sudamericana. Invece no. E forse mi piace anche per questo. Di colpo, mi sono ricordata un amico che adorava Maradona come un dio. E pregava davanti alla “mano de Dios”. Regalava in giro magliette del Boca Junior ed elencava le ragioni che facevano del calcio uno sport più intelligente e dinamico del baseball. Le conversioni, in Venezuela, stanno aumentando.
Ho capito che il mio amico non era un disadattato quando ho scoperto la Chiesa maradoniana. Con più di 100 mila fedeli, tra cui Ronaldinho, Lionel Messi – chiamato dentro il Vaticano sportivo “Il Nuovo Messia”- e il musicista Joaquín Sabina, la Chiesa di D10s (come si scrive Dio, ovvero, Maradona) ha il suo “padre nostro”, adattato all’olimpo verde, il rituale di battessimo, il matrimonio, la Bibbia e i 10 comandamenti, come ha raccontato, in parte, Kusturica nel suo film dedicato a Maradona:
1. La palla non si ferma. Mai. Il calcio deve essere rispettato. Come ha detto D10S al momento dell’addio.
2. Amare il calcio sopra tutte le cose
3. Dichiarare amore senza condizioni per Diego e il buon calcio
4. Difendere la maglietta argentina, rispettando agli altri
5. Diffondere i miracoli di Diego in tutto l’Universo
6. Onorare i luoghi dove predicò e lasciò i suoi manti sacri
7. Non nominare Diego in nome di un’unica squadra (lui giocò in sei squadre)
8. Predicare sempre i principi della Chiesa maradoniana
9. Portare Diego come secondo nome e battezzare così a suo figlio
10. Non essere “cabeza de termo” (vivere lontano dalla realtà) e che non scappi la tartaruga! (non essere un inutile)
Sono ordini del profeta, Maradona. La Chiesa però è stata fondata da Hernán Amez e Alejandro Verón, due giornalisti sportivi che vivono nella provincia di Rosario, Argentina.
La natività? Il 30 ottobre, giorno della nascita del pelusa. Mentre la “Pasqua” è il 22 giugno, giorno in cui Maradona fecce due gol contro gli inglesi nel Mondiale México 86. L’Argentina veniva da una sconfitta nella guerra delle Maldive, un dolore profondo. Le mosse di Maradona sono state una resurrezione nazionale, come quella di Cristo.
Dopo la storica crisi economica del 2001, alle porte di un’altra crisi, ingrandita da scandali di corruzione e nepotismo nel governo, gli argentini si preparano ai Mondiali di calcio Sudafrica 2010 con spirito combattuto. La loro selezione è forte, ha nelle sue file i miglior giocatori del pianeta (facendo un rapido conto dei 23 convocati, costa circa 517 milioni di euro. Il più quotato? Lionel Messi). A guidare la squadra, c’è il grande Maradona. Tutti hanno iniziato le catene di preghiere e, come primo comandamento ai suoi, il sacro allenatore ha detto che prima delle partite i giocatori potranno fare sesso. Ma l’intimità deve essere vissuta in famiglia o, comunque, con la compagna fissa. Niente scappatelle. L’amore e la fedeltà sono uno dei principi sacri della Chiesa maradoniana. Amen.
Rossana Miranda

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