Pandev: “Il segreto dell’Inter di Mourinho? Direi la carbonara a pranzo prima delle partite”

Alla Gazzetta: "Lotito fece mobbing puro contro di me, i tifosi della Lazio urlavano "zingaro". Gasperini disse che non c'era posto per me all'Inter e andai a Napoli dove mi divertii un sacco".

pandev

Bucarest (Romania) 13/06/2021 - Euro 2020 / Austria-Macedonia del Nord / foto Imago/Image Sport nella foto: esultanza gol Goran Pandev

L’ex calciatore di Napoli, Lazio e Inter Goran Pandev ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta dello Sport dove ha raccontato la sua esperienza nei club italiani.

L’intervista a Pandev

Quando ha iniziato a giocare?

A 11 anni, per caso. I miei volevano che studiassi. A 16 giocai un torneo di Viareggio da fenomeno con il Belasica, segnai gol a raffica. Mi volevano in tanti“.

Come mai scelse l’Inter?

Perché l’Italia era il top. E poi c’erano Ronaldo e Vieri, ti dicevano come passargli il pallone. A San Siro, in tribuna, pensavo che avrei dovuto giocare lì. Quando l’Inter diede via la mia comproprietà per prendere Pizarro ci rimasi male“.

E la Lazio come arrivò?

Avevo vissuto un’annata disastrosa ad Ancona, senza stipendio. Quella Lazio era una novità, per me e per i tifosi. Erano passati da Boksic, Salas, Mancini e Claudio Lopez a… Pandev e Rocchi. Scherzi a parte, lo scetticismo era comprensibile. Delio Rossi mi ha cresciuto. Palestra, forza, corse di 15 chilometri nei boschi, ritiri massacranti. Mi trattava bene perché non dicevo una parola. Anche se la domenica segnavo e magari lui mi spediva in panchina. Oggi lo posso dire: il miglior Pandev si è visto alla Lazio. Con lui“.

Con la Lazio finì a processo, però…

Una premessa: ho dato tutto. E lasciare così mi fa ancora male. Ho giocato con le infiltrazioni e con uno stiramento. Nella finale di
coppa del 2009 non mi reggevo in piedi, ma pur di esserci giocai infortunato. Detto questo, quei sei mesi fuori rosa furono un incubo. Mia moglie era incinta, io soffrivo come non mai. Lotito non mi dava pace. Mi allenavo da solo. Vidi la Supercoppa vinta contro l’Inter da casa
mia, incazzato nero. E poi mi metteva pressione per rinnovare alle sue condizioni. Ogni giorno veniva qualcuno a parlarmi del contratto. Non lo faceva solo con me, ma anche con altri. Insomma, mobbing puro. A giugno si presentarono Siviglia, Zenit, Juventus, Atletico, Inter. Lotito mi mise fuori rosa e rifiutò ogni offerta. Non l’ho più incontrato, ma alla Lazio segnavo sempre. Ogni volta che uscivo per scaldarmi i tifosi della Lazio urlavano “zingaro” e “pezzo di…”. Era il 2013, segnai col Napoli e reagii male. Nulla contro i tifosi“.

A gennaio 2010 il suo legame con la Lazio finì. Una liberazione?

Sì. Mourinho mi schierò subito titolare contro il Chievo. Non giocavo da sei mesi, a malapena conoscevo gli altri, ma andò bene“.

Il segreto di quel gruppo?

Potrei dire la carbonara a pranzo prima delle partite. Alla Lazio mangiavo bresaola e rucola, ad Appiano ognuno faceva ciò che voleva“.

Come mai lasciò i nerazzurri?

Gasperini mi disse che non ero adatto al suo gioco, così andai a Napoli da Mazzarri. Mi chiamava anche più volte al giorno per convincermi. Lì ho vinto due delle mie 5 Coppe Italia, il mio trofeo preferito. Mi sono divertito un sacco“.

Rimpianti ne ha?

Aver scelto il Galatasaray. Per il resto, rifarei ogni cosa. Sono partito da un Paese piccolo e ho vinto tutto“.

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