Il Napoli esce dalla Coppa Italia con la fastidiosa sensazione che la partita vera si sia giocata altrove

Resta una sensazione difficile da scrollarsi di dosso: ogni volta che il Napoli ottiene un review, la partita successiva accade qualcosa. Coincidenze, certo.

rocchi milan-bologna Open Var Napoli

Db Milano 11/01/2023 - presentazione introduzione fuorigioco semiautomatico S.A.O.T / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Gianluca Rocchi

Usciamo di traverso, con una domanda in tasca e quella sensazione fastidiosa che la partita vera si sia giocata altrove. Non sul campo, ma in quella zona grigia dove il calcio smette di essere sport e diventa interpretazione.

Il Napoli saluta la Coppa Italia, ma almeno non lo fa tossendo. Mostra segni di salute, finalmente, come un paziente che non è guarito ma ha smesso di fingere di stare male. Il primo tempo è una partita a scacchi giocata con le scarpe da calcio: togliere ritmo al Como, che non giocava da undici giorni, è una scelta logica, quasi scolastica. E funziona. Il Como resta lì, imbalsamato, finché qualcuno non decide che è il momento di rianimarlo con un fischio.

Il rigore per il “falletto” di Oliveira — termine tecnico che indica un contatto così lieve da richiedere il rallenty e una certa predisposizione d’animo — riporta il calcio nella sua dimensione preferita: quella dell’arbitrio. Baturina segna, il Como ringrazia, il Napoli prende atto. Senza scenate, senza isterie. È già un progresso.

Poi c’è Højlund. Ultimo uomo, fallo netto, check VAR silenzioso. Solo giallo. La partita prende una piega strana, come quando capisci che il regolamento è diventato un’opinione.

Nella ripresa il Napoli accelera, perché è quello che fanno le squadre vive: provano a cambiare l’aria. Il pareggio di Tony Vergara — che segna in tutte le competizioni come un professionista diligente — è il punto fermo su una fase di dominio. Il Como arranca, il Napoli gioca, la partita sembra aver finalmente scelto una direzione.

Ma poi c’è Ramon. Che sgambetta Højlund in modo così evidente da non richiedere interpretazioni. Niente secondo giallo. Niente rosso. Ramon entra in quella categoria molto frequentata del calcio contemporaneo: i graziati permanenti. Persino Fabregas, che con il gioco ha sempre avuto un rapporto razionale, capisce che è il caso di intervenire. Lo toglie, più per istinto di sopravvivenza che per tattica.

Il Napoli domina. Il Como resiste come può, cioè aspettando che finisca. Non succede praticamente nulla, che nel calcio è spesso un segnale: quando una squadra fa tutto e l’altra niente, la partita si sposta su un altro piano.

I rigori sono un esperimento sociale più che sportivo. Non misurano il valore, ma la solitudine. Sbagliano Lukaku e Stani. E il Napoli esce ancora una volta dalla Coppa Italia.

Resta una sensazione difficile da scrollarsi di dosso: ogni volta che il Napoli ottiene un review, la partita successiva accade qualcosa. Coincidenze, certo. Il calcio è pieno di coincidenze. Qualcuna passa anche dagli uomini: per esempio Manganiello, era quarto ufficiale sabato a Genova. Dettagli, si dirà. Ma nel calcio i dettagli fanno curriculum.

Il Napoli è fuori. Ma non è spento. È lucido, organizzato, persino coerente. E nel calcio, a volte, essere così è già una forma di resistenza.

Scrittore, giornalista e autore teatrale, con una passione profonda per la musica e il calcio, tifoso del Napoli.

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