Vergara con quella faccia da cortile e da asfalto, da ginocchia sbucciate e pallone spelacchiato

Fa ammattire Cucurella. Si carica la squadra sulle spalle, non risparmia una goccia d’anima, la strizza fino all’ultimo respiro utile

Vergara

Dc Napoli 28/01/2026 - Champions League / Napoli.-Chelsea / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: esultanza gol Antonio Vergara

Chi ama questa maglia, passa la notte ad applaudire questi ragazzi. Il Napoli saluta la Champions con addosso i rattoppi e sotto le brandine da campo, come certe squadre di una volta che non avevano alibi ma solo orgoglio.

Antonio Vergara, con grandiosa e talentuosa insolenza, fa ammattire Cucurella. Si carica la squadra sulle spalle, non risparmia una goccia d’anima, la strizza fino all’ultimo respiro utile. Chi ama questa maglia passa la notte a pensare che non siamo usciti per inferiorità, ma per circostanze: quelle che il calcio non ti chiede se sei pronto ad affrontare.

Il Chelsea, campione del mondo, passa subito in vantaggio su calcio di rigore. Sembra l’inizio di una storia già scritta. Invece il Napoli reagisce da grandissima squadra.

Per quarantacinque minuti lo spirometro regge, e si vede. I londinesi paiono passeggiare, ma vengono puntualmente infilzati, come quelli troppo sicuri di arrivare comunque a destinazione.

Da un recupero di Mati nasce il momento che resta. Vergara, con quella faccia da cortile e da asfalto, da ginocchia sbucciate e pallone spelacchiato, si intrufola in area. Veronica sul difensore, sinistro chirurgico. Un gol che è una dichiarazione d’identità: roba da uomo del Sud, di quelli che con un pastello a cera fanno comparire Madonne a via Toledo.

Ci crediamo. Spingiamo. E troviamo Rasmus sul primo palo a ribaltarla. Si va al riposo con la speranza che basti un po’ di ossigeno per continuare a sognare.

La ripresa sembra un copione lento, quasi stanco, senza presagi di colpi di scena. Ma João Pedro non è d’accordo e inventa un grandissimo gol. La luce si abbaglia.

Vergara è l’unico a scuotere i compagni, come chi non sa rassegnarsi. Entra Lukaku e loro trovano il terzo gol. Il pareggio sfuma, ma le uniche due vere occasioni nascono ancora dalla cazzimma del 26, che pesca Buongiorno solo sul secondo palo. Lukaku ha la palla del pareggio, ma sbatte sul portiere.

Il cammino si interrompe. Pesa l’occasione sprecata in Danimarca, certo. Ma con questa rosa corta, questi numeri, questi muscoli appesantiti, passare il turno sarebbe stato un piccolo miracolo. Averlo solo sfiorato è già motivo d’orgoglio.

Ora le partite tornano una a settimana, lo standard mood di Conte. Il mercato è aperto, si può provare a risalire, a rigiocarsela, a tornare qui il prossimo anno.

Questa situazione paradossale, quasi da gioco estremo, ci ha però consegnato una gemma: una rara fiamma di appartenenza vera. Un educato piede mancino gioca di pancia, con visione, con appartenenza. una melodia che ti calma quando non riesci a prendere sonno: Antonio Vergara.
Il resto è un malessere che farà fatica a diluirsi nei giorni a venire.

Uniamoci ora, perché sarà più bello abbracciarci quando la tormenta tornerà a portarci l’arcobaleno.

Scrittore, giornalista e autore teatrale, con una passione profonda per la musica e il calcio, tifoso del Napoli.

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