La guerra santa del calcio italiano al pezzotto sta portando il governo italiano nel caos diplomatico (e in grossi guai finanziari)

L’Agcom ha multato per 14 milioni di euro Cloudflare che l'ha presa malissimo e ora minaccia di mollare l'Italia e i servizi che offre per le Olimpiadi invernali. Parliamo di un colosso mondiale dei servizi Internet

crocia contro il pezzotto

Milano 15/12/2021 - red carpet film 'Diabolik' / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Luigi De Siervo

La guerra santa del calcio italiano al pezzotto sta prendendo in questi giorni una piega surreale. L’Agcom – l’Autorità garante delle comunicazioni – che della suddetta guerra è compartecipe istituzionale, ha multato per 14 milioni di euro Cloudflare perché la piattaforma informatica americana si è rifiutata di bloccare alcuni siti che diffonderebbero contenuti piratati, come richiesto dalle autorità italiane. In un battibaleno il caso è fermentato, innescando una grana diplomatica che il governo italiano al momento ha deciso di fronteggiare con la tattica dell’opossum: fingere di essere morti sperando che passi.

Le proporzioni del guaio in cui la Serie A sta cacciando l’Italia sono commisurate alle dimensioni dell’avversario del momento. Perché Cloudflare non è una qualunque srl di provincia. È una compagnia quotata in borsa con una capitalizzazione di mercato attuale di circa 64 miliardi di dollari. È al 360° posto tra le aziende più preziose al mondo. È un gigante, insomma.

Ma lo è non solo finanziariamente: è una colonna infrastrutturale del web. “Regola” buona parte dell’internet mondiale fornendo tecnologie e servizi fondamentali per il buon funzionamento di un numero abnorme di siti. Si occupa della protezione dagli attacchi informatici e della gestione del traffico, facendo da filtro e garanzia in caso di problemi. Quando la sua rete va in blackout (è successo ad esempio ad inizio dicembre) le ripercussioni sul mondo reale sono violente. Nel caso dell’Italia, poi, Cloudflare offre gratuitamente il DNS resolver pubblico 1.1.1.1 (utilizzato da milioni di utenti italiani) e protezione DDoS di base, spiega il sito specializzato dday.it. Non bastasse, fornisce pro bono (insomma: a gratis) servizi di sicurezza avanzata per molti eventi tra cui le prossime Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Già da soli questi servizi hanno un valore probabilmente superiore alla sanzione comminata dall’Agcom. Una mossa geniale metterseli contro proprio adesso.

E infatti l’amministratore delegato di Cloudflare, Matthew Prince, non l’ha presa proprio benissimo. Ha minacciato di interrompere i servizi di sicurezza informatica che offrono in Italia, in particolare quelli per le Olimpiadi invernali, di rimuovere tutti i loro server dalle città italiane, e di ritirare tutti gli investimenti previsti nel nostro Paese. Una catastrofe finanziaria che con patologico orgoglio la Lega continua ad intestarsi, battibeccando direttamente con Price a suon di comunicati. “A giochi stupidi, premi stupidi”, ha scritto Price. Lì sullo sfondo, come in una quinta teatrale oscurata dal cono d’ombra, potete ammirare ̶ ̶l̶’̶o̶p̶o̶s̶s̶u̶m̶  il governo italiano.

Secondo Price la richiesta dell’Agcom rappresenta uno “schema per censurare internet che anche l’Unione Europea ha definito preoccupante”, formulata peraltro senza “nessuna supervisione giudiziaria. Nessun giusto processo. Nessun appello. Nessuna trasparenza”. Questo perché l’Autorità italiana avrebbe voluto il blocco dei siti non solo per l’Italia ma in tutto il mondo. Price scrive ancora: “L’Italia insiste sul fatto che un’oscura cricca mediatica europea dovrebbe essere in grado di dettare cosa è permesso e cosa no online”.

Al di là delle risibili rivendicazioni di principio (le big tech Usa che danno lezioni di Stato di diritto, cosa ci tocca leggere), il punto è sostanziale. Spiega ancora dday.it: Cloudflare non è Google, “non è solo un fornitore di servizi, ma un’infrastruttura globale condivisa: CDN, DNS (1.1.1.1), protezione DDoS, reverse proxy e terminazione TLS convivono sullo stesso stack. Accettare blocchi DNS, anche solo per l’Italia, su segnalazione amministrativa e senza supervisione giudiziaria, significherebbe creare un precedente valido per qualunque Paese. Una volta accettato il principio, Cloudflare non avrebbe più basi solide per rifiutare richieste analoghe da governi autoritari”. Insomma: la fine del suo business.

Cloudflare “si presenta come una sorta di common carrier di Internet: proteggere un sito non significa approvarne i contenuti, e la sua credibilità dipende proprio dal non discriminare. Cedere una volta significherebbe cedere per sempre”.

Va notato che lo stesso Prince nella sua intemerata chiama in causa direttamente il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance, nel tentativo di trasformare la multa in un caso diplomatico. Per fortuna dell’Italia in questo momento l’amministrazione Trump ha ben altre cose a cui pensare.

Possibile che il governo non abbia ancora preso coscienza delle implicazioni politiche, diplomatiche ed economiche della crociata che il sedicente “sistema-calcio” italiano conduce contro un fenomeno criminale – il Pezzotto – per sua natura multiforma, evanescente, sovranazionale e quasi impossibile da contrastare con la legislazione di un singolo Stato? De Siervo, nella sua postura da capo dei supereroi dell’antipezzotto, è finito sfottuto sul Guardian per la tenerezza donchisciottesca delle sue prediche.

Intanto l’Italia rischia di pagare un prezzo salatissimo, altro che i 14 milioni di euro della sanzione richiesta a Cloudflare. L’imbarazzo del governo è tattile nella sua contumacia. Finora non ci sono state reazioni ufficiali vere, a meno di non considerare tale quella del senatore leghista Claudio Borghi o del forzista Claudio Lotito, che ha qualche interesse di parte in più. Pensa se tra un mese comincia Milano-Cortina e il sito ufficiale delle Olimpiadi viene hackerato già durante la cerimonia inaugurale. Daranno la colpa al Pezzotto, ovviamente.

Deve la sua carriera nel giornalismo ad una professoressa del liceo che per ovvi motivi si è poi data alla clandestinità.

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