Perché snaturare il gioco del calcio? Il Var e la tecnologia non si discutono, il loro utilizzo sì

Di Sergio Sciarelli. Il Var utilizzato così sta togliendo immediatezza al calcio. Non sarebbe meglio che fosse l’arbitro a richiederne il supporto per decisioni complesse?

Novità cartellino blu in Marocco-Francia U20 Var

Italian referee Federico La Penna checks the Video Assistant Referee (VAR) during the Italian Serie A football match Inter vs Torino on November 22, 2020 at the Giuseppe-Meazza (San Siro) stadium in Milan. (Photo by MIGUEL MEDINA / AFP)

Il calcio è un gioco bellissimo che, per il ricorso esasperato alla tecnologia, si sta snaturando o, comunque, sta perdendo alcuni fondamentali motivi d’interesse. In particolare, le regole di controllo e verifica delle decisioni arbitrali riducono le emozioni dell’immediatezza e la gioia per un gol realizzato o il dispiacere vivo per un evento accaduto (un gol fatto o annullato, un rigore assegnato e rimesso in discussione). Le regole che si sono definite e che sembra si vogliano addirittura accrescere lasciano, purtroppo, sempre meno spazio all’uomo rispetto ad una tecnologia invasiva senza alcuna opportunità di flessibilità.

Molte di queste regole si caratterizzano per un automatismo non compatibile con un qualsiasi tentativo di temperare la loro assurdità. Il fuori gioco chiamato per un alluce o le dita della mano, il giudizio affidato al Var sull’intenzionalità e la punibilità del fallo di mano di un giocatore, il ruolo sempre più secondario in campo dell’arbitro rispetto a valutatori che si fermano alla rigida applicazione di regole discutibili, sono tutti elementi che sottraggono allo sport due obiettivi essenziali: le emozioni dell’immediatezza e il valore della prestanza fisica dei giocatori. Le consuete lunghe attese per la convalida di decisioni in passato rientranti nella responsabilità e nella bravura di arbitri e guardalinee presenti in campo, la discutibilità di situazioni esaminate al microscopio senza tenere conto del contesto, hanno fatto perdere il gusto della velocità e dell’immediatezza, assoggettando un gioco esaltante di prestazioni fisiche e tattiche a controlli in molti casi esagerati e poco rispondenti ai sentimenti di gioia e di amarezza propri di una competizione affascinante che coinvolge grandi masse di tifosi e interessi economici non sottovalutabili. La tecnologia, per risultare davvero utile, non dovrebbe in nessun caso divenire invasiva e prevaricante.

Queste riflessioni, probabilmente esasperate dalla passione di un tifoso, non vogliono certo portare all’estremo opposto di cancellare regole e tecnologia, peraltro invocata da tutti, ma concentrare l’attenzione sulla loro modalità applicative. Bisogna soprattutto chiarire il ruolo dell’arbitro e dei suoi collaboratori nei confronti del Var. Perché, per maggiore chiarezza e omogeneità, non stabilire che sia l’arbitro a richiedere il supporto del Var per una decisione difficile piuttosto che consentire a questo organo di entrare nel merito di scelte assunte da chi è in campo e non davanti ad un televisore? Quali le ragioni per non affidare ad arbitro e guardalinee la responsabilità di valutare un fuorigioco (che sarebbe forse più utile eliminare del tutto)? Allo stesso modo perché non fare valutare l’intenzionalità di un fallo di mano rispetto alla sua giustificazione fisica da chi può guardare in campo largo la sua intera dinamica?

Una revisione di norme e di ruoli potrebbe contenere o forse evitare tanti errori lamentati con sempre maggiore frequenza dalle società di calcio per una visione parziale degli episodi chiave di una partita. L’ultimo caso è rappresentato da quanto successo in un momento topico del campionato. Un rigore giudicato non esistente da osservatori non di parte, due goal annullati di cui uno sicuramente in maniera discutibile, hanno determinato un risultato finale negativo e hanno messo il Napoli nella condizione obbligata di andare a giocare e vincere domenica prossima a Milano contro l’Inter per rimanere in lizza in un campionato quest’anno particolarmente emozionante.

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