Sorrentino: «Provo nostalgia per i politici di una volta, quando la politica era vocazione e valori. Oggi la considerano un’occasione»

A Repubblica: «Un film non è un proclama, ma mi farebbe piacere se potesse contribuire a riportare al centro dell’attenzione il tema dell'eutanasia. Sarebbe un segno tangibile che il cinema ha un’utilità nel dibattito civile».

sorrentino grazia

Director Paolo Sorrentino attends the photocall for the Italian premiere of "The Hand Of God" at Hotel Vesuvio (Kontrolab)

Tra cinque giorni sarà al cinema “La grazia”, il nuovo film di Paolo Sorrentino. Un film che parla di potere, eutanasia, politica e il rapporto emotivo padre-figlia. Ne ha parlato oggi in un’intervista a la Repubblica:

«Il film vede Toni Servillo nei panni di un capo di Stato che incarna l’istituzione con spirito di servizio, coltivando frugalità e dubbio. Nel suo ultimo semestre di mandato, il presidente Mariano De Santis riflette, insieme alla figlia giurista, su una legge sull’eutanasia e sulla concessione di due grazie. È un tempo sospeso, fatto di bilanci, ascolto e di una responsabilità che pesa più del potere stesso».

L’intervista a Paolo Sorrentino

Sorrentino chiarisce subito che il personaggio De Santis non è Sergio Mattarella:

«Che il Presidente della Repubblica sia l’ultimo baluardo della responsabilità e della maturità è una cosa evidente da molti anni: con Mattarella, Napolitano, Ciampi, Scalfaro. Per fortuna sono sempre state elette persone di grande autorevolezza, capacità e responsabilità. È una delle poche ottime consuetudini di questo Paese.»

Da dove è nata l’idea del film?

«L’idea nasce leggendo su Repubblica che Mattarella aveva concesso la grazia a un uomo che aveva ucciso la moglie malata di Alzheimer. Il processo di elaborazione del film è diventato un effetto domino sul tipo di personaggio, la sua formazione e i rapporti con la figlia. In quel periodo anch’io dialogavo molto con mia figlia. Quel rapporto padre-figlia diventa il cuore emotivo del racconto, un luogo di confronto e di distanza, di rispetto e disaccordo».

Il film vuole lanciare un messaggio sull’eutanasia?

«Un film non è un proclama, ma mi farebbe piacere se potesse contribuire a riportare al centro dell’attenzione il tema. Sarebbe un segno tangibile che il cinema ha un’utilità nel dibattito civile».

Hai espresso posizioni sull’eutanasia in passato, cosa ti ha colpito?

«Mi ha colpito un video di Martina Oppelli, a cui era stata negata tre volte la richiesta di suicidio assistito. La sua testimonianza ribalta il ragionamento: “Voi non avete idea di quanti tentativi abbiamo fatto per restare attaccati alla vita prima di arrivare a questo.”»

Come vedi la legislazione italiana sull’eutanasia?

«Forse è tempo di affrontare la questione in modo più organico e definitivo, perché in Italia la normativa è piuttosto frammentata».

Qual è la tua opinione sulla politica odierna?

«Provo una certa nostalgia per i politici di una volta, per cui la politica era vocazione, sorretta da valori come solidarietà e denuncia. Oggi invece molti mostrano i muscoli, sono arroganti e fuori dalle regole, interpretano la politica come occasione e non come vocazione».

Ti senti disilluso?

Come molti della mia generazione, sì. E per questo sento la necessità di interrogare il presente attraverso il cinema».

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