Gnonto è l’altra faccia di Optì Pobà: ora è da Libro Cuore, al primo errore gonfieranno le banane in curva

Chi impedisce ai fortissimi giovani italiani di andare a togliere il posto ai coetanei all'estero? Ha ragione Sabatini: il calcio ha un dimensione internazionale, non provinciale

gnonto cori

Db Bologna 04/06/2022 - Nations League / Italia-Germania / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Wilfred Gnonto

Gnonto non lo sa, ma è l’altra faccia – quella della rivincita – di Optì Pobà. A lui, a Optì Pobà, il papà non avrebbe portato i libri nel ritiro della Nazionale affinché continui a studiare per la maturità mentre risolleva i destini di una Nazionale da rottamare. Perché il giovane Optì era una creatura immaginaria dell’allora Presidente della Figc Carlo Tavecchio, e perché nell’accezione figurativa che se ne faceva non avrebbe certo perso tempo a studiare, quando c’era del lavoro da portare via agli italiani.

Ovviamente a due giorni dal “miracoloso” 1-1 amichevole (ora si chiamano Nations League, le pallosissime amichevoli delle nazionali a fine stagione) con la Germania, l’analisi giornalistica è già scaduta: sono passate 48 ore dall’assist di questo ignoto 18enne di colore simbolo del ct-coraggio Mancini, possiamo dunque comporre il numero di Tavecchio. E lui solo quella telefonata aspettava. Ha la risposta precotta, l’aveva messa in caldo sabato sera al gol di Pellegrini su imbeccata di quel “Gnonto-chiiii?”:

Se andiamo a vedere i nostri campionati, a qualsiasi livello, ci sono più extracomunitari che italiani: e questo si riflette sulle varie Nazionali”. E non è certo Gnonto, per quanto possa essere un buon calciatore, a poter cambiare la situazione, non scherziamo. Per diventare titolari e campioni ci vuole ben altro, e non è certo con una caramella che ci possiamo sentire in Paradiso, non esaltiamoci”.

Non scherziamo, eh. Non parliamo mica di omosessuali, ebrei o femmine (altri suoi cavalli di battaglia). Facciamo i seri: c’è un’invasione di stranieri da fronteggiare, in Serie A. Un tormentone. Talenti low cost che impediscono ai “nostri” figli di farsi spazio nel massimo campionato italiano. Che per autodefinizione illusoria è una competizione per gente fatta, cuori forti, peli sullo stomaco e pellaccia raggrinzita dalla gavetta. All’estero invece, è tutto più facile. E’ notorio.

Walter Sabatini – che sta per prendere il volo pure lui, dopo aver scazzato definitivamente con il ̶R̶e̶a̶l̶ ̶M̶a̶d̶r̶i̶d̶  la Salernitana di Iervolino – ha detto stamattina, sulla questione, che forse è il caso di finirla con questa litania del “poco spazio” in Italia.

“In Italia ci sono meno possibilità di giocare ma va bene lo stesso, il calcio è un movimento internazionale e non provinciale

La domanda susseguente è: chi impedisce ai fortissimi giovani italiani di emigrare pure loro per togliere il posto ai coetanei in giro per l’Europa? Sabatini ovviamente ha anche la risposta:

“è sotto gli occhi di tutti: la maggior parte degli stranieri è migliore degli italiani”

Che è una banalità, ovviamente. Ma è inaccettabile: siamo un Paese che adora le congiure, e quindi la Spectre che redistribuisce il talento nel mercato del pallone ha deciso che i club italiani si auto-boicottano. Perché i presidenti si stanno sulle palle da soli, non solo vicendevolmente. Ci sarebbe pure, per retorica accessoria, quel legaccio spirituale che frena i ragazzi italiani: mamma mi dice che sono il migliore da quando ho cominciato a “lallare” a 6 mesi, io un’occasione a 2 chilometri dal bar del mio paese me la merito! Non è che arriva “un Optì Pobà qualunque” e mi soffia il posto. “Non è giusto!”. Sbattere i piedi a terra, come all’asilo, è pur sempre una routine di riscaldamento. Il capriccio è una forma endemica di masochismo.

La parabola di Gnonto ha preso subito i toni del Libro Cuore, per tic. Il latinista Gnonto. Il ragazzo con la testa sulle spalle che invece di andare a sgualdrine la sera stessa del suo exploit ha scosso l’opinione pubblica restando in stanza a ripassare matematica. Si chiama Willy per colmo. E nel racconto del personaggio non potevamo risparmiarci il “Willy, signori, e viene da lontano”.  Dove per “lontano” si intende nientemeno che Baveno, 4.726 abitanti nel Verbano-Cusio-Ossola. Uno che per giocare ha scavalcato il confine e s’è trasferito a Zurigo, tre ore e mezza di macchina da Milano.

Optì, esistesse davvero, gli spiegherebbe che alla prima papera seria i suoi connazionali gonfieranno le banane chiquita in curva. Come usava ai tempi suoi, che sono ancora i nostri.

Deve la sua carriera nel giornalismo ad una professoressa del liceo che per ovvi motivi si è poi data alla clandestinità.

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