Il Napoli è buono anche per l’Alzheimer

Il racconto di un rapporto con un padre malato e grande tifoso del Napoli. Gli azzurri sono il medicinale che il figlio somministra al suo papà

La dittatura dei calciatori

Il  Napoli, ogni settimana, a volte anche più volte in una settimana, batte la Juventus.

Succede per un uomo di 87 anni, terza elementare e grande etica del lavoro, che fino a qualche anno fa passava dodici ore al giorno a dare il buon esempio ai suoi operai, lavorando personalmente a mano alla mola i suoi bicchieri scanalati e colorati a decine e decine, e che ora si ritrova le mani pensionate così gonfie da non poterle nemmeno più stringere.

Quell’uomo è mio padre Agostino ed è affetto dal morbo di Alzheimer.

La demenza di Alzheimer ha, in genere, un inizio subdolo: le persone cominciano a dimenticare alcune cose, per arrivare al punto in cui non riescono più a riconoscere nemmeno i familiari.

Nel corso della malattia i deficit cognitivi si acuiscono e possono portare il paziente a gravi perdite di memoria, a porre più volte le stesse domande, a perdersi in luoghi familiari, all’incapacità di seguire delle indicazioni precise, ad avere disorientamenti sul tempo, sulle persone e sui luoghi.

Una bestia feroce, l’Alzheimer, dalla pelle dura. E se la scienza, oggi, non può ancora dare una cura, la palestra emotiva risulta essere un valido palliativo.

Ed io lo faccio allenare con le emozioni del suo Napoli. Come?

Ogni tre-quattro giorni vado a trovarlo o gli telefono facendogli credere che e’ domenica. Perché nel suo immaginario di tifoso del pleistocene il campionato si  gioca solo di domenica. Non esiste anticipo, posticipo, monday night; nella sua fragile testa c’è solo posto per la sacra domenica.

Appena convinto, parto con la riflessione rituale: “Ba’ (diminutivo di babbo) oggi ‘o Napule gioca contro la Juventus!”

E lui sistematicamente, come se fosse un disco incagliato, mi risponde con la solita smorfia, una espressione del viso che e’ il risultato dell’atavica perplessità e preoccupazione del vecchio tifoso abituato a perdere contro i bianconeri e aggiunge: “Uaglio’ a papà e’ malacqua!……..io m’accuntetasse pure ‘e nu’ pareggio!”

E poi, non avendo più dimestichezza con canali satellitari e programmi televisivi ( la tv e’ accesa per default h24 su Canale 5),  mi dice: “uaglio’ a papà caso mai famme sape’ ‘o risultato “.

Lo saluto, torno a casa mia o al lavoro, e dopo solo mezz’ora lo richiamo con voce sprizzante gioia e felicità  e gli urlo: “Ba’ ‘o Napule ha vinciut !!”

“Enzu’ ma che stai ricenn?” – risponde contento e meravigliato – “che bella notizia che mi hai dato. Ahhhhhhh mo’ passo proprio na bella jurnata”

Il Napoli è il medicinale che somministro a mio padre e la cura è molto intensiva.

Vaffanculo alla bestia, almeno l’Alzheimer serve a qualcosa !

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