Il “Tfr” dei calciatori: versarlo è obbligatorio, riaverlo solo su richiesta. Ora la Figc di Malagò vuole vederci chiaro
Viviano ha chiesto i bilanci ed è finito in tribunale. Calcagno, presidente dell'Aic: "Il Fondo gode di ottima salute e i soldi ci sono per tutti. Non abbiamo niente da nascondere"

Il fondo fine carriera dei calciatori è uno di quegli argomenti di cui il tifoso non sente mai parlare. Eppure riguarda tutti i professionisti, perché una parte dello stipendio ci finisce dentro per contratto. La Gazzetta dello Sport, con un’inchiesta di Elisabetta Esposito, racconta che sulla gestione del Fondo crescono le polemiche, e che la Figc vuole vederci chiaro. Malagò, scrive il quotidiano, intende fare chiarezza ora da commissario e, se potrà, anche dopo essere stato rieletto presidente.
Come funziona il fondo fine carriera dei calciatori
Il Fondo di accantonamento delle indennità di fine carriera nasce nel 1975. Lo hanno voluto Figc, leghe e associazioni di categoria. Nel consiglio di amministrazione siedono i presidenti dei sindacati di calciatori e allenatori, Umberto Calcagno (Aic) e Renzo Ulivieri (Aiac), oltre al presidente Leonardo Grosso. Scrive la Gazzetta:
“Il Fondo trattiene una somma dallo stipendio dei giocatori (non su base volontaria ma da contratto collettivo) per investirla e restituirla a fine carriera. Di quanto parliamo? Il 7,5% dello stipendio mensile, di cui il 6,25% a carico della società e l’1,25% del giocatore, con un massimale di 8.360,33 euro.”
Il problema è nel meccanismo di restituzione. Molti calciatori lamentano un accesso complicato alla propria posizione, poca trasparenza sugli investimenti, soprattutto immobiliari, presunte anomalie nei calcoli di rivalutazione. E soprattutto una scarsa informazione sulla possibilità di riscuotere, “tanto che in diversi hanno lasciato nel Fondo quanto spettava loro, visto che “dare” è obbligatorio, ma “ricevere” è solo su richiesta”.
Il caso Viviano e i 197 milioni di immobili
A portare la questione in tribunale è stato l’ex portiere Emiliano Viviano, che già a febbraio chiedeva di sapere dove fossero finiti i soldi. Viviano ha chiesto al Fondo di vedere i bilanci e gli è stato negato. Il Tribunale di Roma, con un decreto ingiuntivo, aveva obbligato il Fondo ad accontentarlo, ma il Fondo si è opposto: la prima udienza è attesa per il primo dicembre.
Gli investimenti sono gestiti dalla Sport Invest 2000, una società per azioni che fa capo al Fondo, nel cui consiglio ci sono ancora Grosso, Calcagno e Ulivieri. Secondo la Gazzetta, “qui i bilanci sono stati raramente in attivo, anche se il patrimonio immobiliare del Fondo è di oltre 197 milioni, più che sufficienti a liquidare chiunque ne faccia richiesta, ma comunque vincolati a una vendita”. E da statuto il Fondo avrebbe dovuto relazionare ogni anno alla Federazione e alle Leghe.
La vicenda arriva in un momento di tensione tra i sindacati e Malagò: Aic e Aiac si sono schierati con Galliani nella corsa alla presidenza federale, e da mesi esiste anche un’opposizione interna all’Assocalciatori.
Calcagno: “Non abbiamo niente da nascondere”
Il presidente dell’Aic difende la gestione:
“Il Fondo gode di ottima salute e i soldi ci sono per tutti, anche per chi se ne fosse dimenticato e venisse a chiederli 30 anni dopo aver smesso. Di recente abbiamo pubblicato sul sito ffca.it il rendiconto 2024/25, tra 15 giorni ci sarà quello di questa stagione, ancora in utile per circa 1,7 milioni di euro, ridistribuiti per l’80% agli iscritti. Da poco è stato anche venduto un immobile a Milano che porterà al Fondo ulteriori 18 milioni per avviare nuovi investimenti.”
“Quanto a Viviano, diversamente da ciò che ha dichiarato, il Fondo gli ha corrisposto da anni tutto ciò che gli spettava con il dettaglio completo della sua posizione. La richiesta ora avanzata mira a un controllo generalizzato sull’intera gestione del Fondo per diciotto anni: una pretesa che invade un ambito riservato agli organi statutari. Di certo noi non abbiamo niente da nascondere.”
Resta una domanda semplice. Se non c’è niente da nascondere, perché opporsi a chi chiede di vedere i bilanci di un fondo alimentato con i soldi dei calciatori?