Wawrinka ha cominciato a vincere davvero solo grazie a Norman, il prossimo coach di Sinner

L'Equipe celebra l'addio dello svizzero, ma anche al rovescio a una mano: Musetti non basta a dare continuità ad un gesto ormai antico

Wawrinka ha cominciato a vincere davvero solo grazie a Norman, il prossimo coach di Sinner

Roma 14/05/2019 - Internazionali BNL d'Italia / foto Antonietta Baldassarre/Insidefoto/Image Sport nella foto: Stan Wawrinka

Non è solo che Stan Wawrinka smette. Il fatto è che con lui smette il rovescio a una mano. E’ un funerale simbolico mentre il tennis celebra l’addio agonistico del campione svizzero alla veneranda età di 41 anni. E’ chiaro, in tutti i commenti in lettura in queste ore, che Musetti non basta a dare una continuità al gesto: non è a quel livello, e chissà se mai in futuro ci sarà qualcuno capace di vincere uno Slam col rovescio a una mano.

E insomma: L’Equipe dedica a Wawrinka un lungo pezzo celebrativo. Di Wawrinka, del suo rovescio, ma anche del coach che l’ha trasformato un un campione capace di vincere tre Slam nell’era di Federer-Nadal-Djokovic: guarda un po’ proprio quel Magnus Norman che sarà il prossimo allenatore di Sinner.

Stan dal trattore alla gloria

“Avendo vinto da solo tanti titoli del Grande Slam (Australian Open 2014, Roland Garros 2015, US Open 2016) quanti ne ha vinti l’intera squadra maschile di tennis francese negli ultimi 94 anni, Wawrinka è un campione come non se ne vedevano da questa parte del confine con la Svizzera dai tempi in cui i Moschettieri riposero le loro racchette di legno nelle loro borse di cuoio all’inizio degli anni ’30. Ma poiché ha vinto diciassette titoli del Grande Slam in meno rispetto a Roger Federer, pur avendo vissuto nella stessa epoca dell’icona universale con la fascia bianca, non sempre il suo valore è stato riconosciuto appieno nel suo paese”, scrive L’Equipe.

Da bambino – racconta L’Equipe – Stan Wawrinka a volte si alzava alle 5 del mattino per accompagnare il padre sul trattore o aiutarlo a mungere le mucche. Fino all’età di diciotto anni, ha vissuto in campagna, a dieci chilometri da Losanna, nella fattoria dove i suoi genitori producevano cibo biologico e accoglievano persone con disabilità intellettiva in un contesto educativo, occupandosi di cura degli animali, falegnameria e panificazione. La missione della famiglia Wawrinka (suo padre, Wolfram, di origini polacche e ceche, era nato in Germania; sua madre, Isabelle, in Svizzera) era quella di sfruttare le forze della natura, dalla terra alle stelle, con pedagogia e agricoltura strettamente interconnesse. Questo approccio olistico offre uno spaccato dell’atmosfera in cui il giovane Stanislas – che in seguito avrebbe chiesto ai suoi colleghi di chiamarlo Stan – sviluppò sia la sua apertura mentale verso la diversità sia la sua consapevolezza degli effetti del ciclo del tempo”.

Wawrinka Tennis

Il rovescio inventato da Zavialoff

“Stan prese in mano una racchetta per la prima volta a otto anni, perché lui e suo fratello Jonathan non erano particolarmente appassionati di calcio, sotto la guida del francese Dimitri Zavialoff, figlio di amici intimi dei suoi genitori. Tra i due si sviluppò un rapporto di lavoro stretto, quasi fraterno, che durò per oltre quindici anni. Zavialoff, di sette anni più grande di lui, trasmise al suo allievo una logica di ripetizione molto efficace. L’alsaziano, che portava regolarmente il suo allievo in Spagna durante l’inverno, dai 14 ai 17 anni, per affinare le sue abilità e il suo spirito combattivo, fu anche responsabile del suo rovescio a una mano. Un colpo di genio, letteralmente per uno, figurativamente per l’altro”.

“A 11 anni, tiravo il rovescio con due mani, ed era un po’ teso, non rilassato. Dimitri mi fece provare la versione a una mano. Pensava fosse più naturale, anche se a quell’età è un po’ più difficile in termini di potenza. Ci allenammo cesto dopo cesto finché non iniziò a prendere forma”. E così, accettando senza lamentarsi le numerose sconfitte nei mesi successivi nelle giovanili, mentre lavorava per perfezionare la sua tecnica, nacque uno dei rovesci a una mano più iconici della storia“.

Ci siamo, dunque: il rovescio a una mano. L’Equipe scrive: “Non abbiamo mai visto un mix simile di potenza, stabilità, velocità, controllo e, insomma, chiarezza, come in questo colpo che ha lasciato centinaia di avversari a tre metri di distanza, compreso il trio Federer-Nadal-Djokovic, e ha fatto brillare gli occhi di tutti i presenti”.

Il colpaccio Norman

E Norman: “Nella primavera del 2013 Wawrinka riuscì finalmente a convincere lo svedese Magnus Norman ad affidargli la sua carriera. “Ci provavo da tempo, aveva rifiutato molte offerte “, avrebbe poi detto con un sorriso. ” Avevo lavorato con lui quando allenava (Robin) Söderling. Ho visto l’incredibile lavoro che ha fatto con lui. Per anni, tutti dicevano che era un grande giocatore, pericoloso, ma completamente pazzo. Era al 20° posto in classifica, al massimo al 15°, e Magnus lo ha portato al 5° e a disputare due finali consecutive del Grande Slam. Questa collaborazione avrebbe trasformato in brevissimo tempo la carriera del giocatore svizzero. Fin dal loro primo incontro di lavoro, mentre confrontavano le rispettive visioni per la seconda metà del 2013, Wawrinka notò che Norman aveva già programmato il Masters sette mesi dopo, pur non essendo ancora tra i primi 15. “Mi disse: ‘Certo, ci sarò’. Ha portato questi due o tre piccoli dettagli qua e là che fanno la differenza. Ha ritoccato alcune cose del mio dritto. Quando Magnus mi parla, è molto naturale, piccole frasi, cose semplici, ma mi rimangono impresse. È sempre un po’ riservato, ma sa il fatto suo”.

“I successivi quattro anni sono fenomenali. Sebbene non avesse mai superato la soglia dei quarti di finale in un Grande Slam, Wawrinka ha raggiunto le semifinali otto volte nei quindici Major disputati tra gli US Open del 2013 e il Roland Garros del 2017, classificandosi costantemente tra i primi 5. Era solido, ed è diventato mostruoso”.

“A Melbourne, quell’anno, collezionò prestazioni impressionanti. Nei quarti di finale, eliminò Djokovic per 9-7 al quinto set in quattro ore. In finale, si lanciò all’attacco del suo avversario, Rafael Nadal, prima che quest’ultimo subisse un infortunio alla schiena. E così, un titolo del Grande Slam! Scalò fino al terzo posto nella classifica mondiale e concluse la stagione vincendo la finale di Coppa Davis in Francia, mano nella mano con Federer, lasciando il Nord America ancora più forte”.

“Dalla sua seconda finale al Roland Garros, persa contro Nadal nel 2017, Wawrinka era entrato in una nuova fase, ostacolata dagli infortuni e poi dall’età. Per nove anni non ha mai raggiunto le semifinali di un Grande Slam, pur avendo inanellato nelle ultime stagioni alcune prestazioni di alto livello, battendo il suo ultimo giocatore top 10 (Andrey Rublev) nell’autunno del 2024 , a 39 anni e mezzo.

Fino alla fine dell’ultimo anno, durante il quale non ha esitato a tornare nel circuito Challenger (è stato anche a Napoli, ndr), Stan Wawrinka ha sempre dimostrato la modestia che lo contraddistingue da tutta la sua carriera”.