Spalletti vede Kvara in Yildiz: “Ha la follia nell’inventiva, non lo freghi anche se lo conosci”
L'allenatore della Juventus a Tuttosport: "È accostabile a Kvara, deve solo giocare un altro po' per arrivare a quel livello". E su Napoli: "Al Napoli una città".

As Frosinone 23/08/2026 - campionato di calcio serie A / Frosinone-Juventus / foto Antonello Sammarco/Image Sport nella foto: Luciano Spalletti
Per Spalletti il termine di paragone resta Napoli. Anche quando parla della Juventus. In un’intervista a Tuttosport l’allenatore bianconero ha descritto Kenan Yildiz con il nome del giocatore che con lui è esploso al Napoli del terzo scudetto: Kvaratskhelia.
“Ogni sua giocata è un manufatto di ingegno, non sa neanche lui cosa possa fare. A volte in allenamento qualcuno legge in anticipo il movimento che farà ma lui lo passa lo stesso: ha la follia nell’inventiva, così non lo freghi anche se lo conosci. È accostabile a Kvara, per come cerca di stare sempre fuori dai tempi di gioco e dalle regole della giocata, ha solo bisogno di giocare un altro po’ per arrivare a quel livello. È un leader, senza per forza essere uno di quelli che parla alla squadra”.
Spalletti e Yildiz, il nuovo Kvara della Juventus
Il paragone non è casuale. A Tuttosport Spalletti ha spiegato con quali giocatori pensa di aver lasciato il segno, e due sono del suo Napoli.
Con quali giocatori, nella sua carriera, pensa di essere stato determinante? Con chi ha lasciato il segno?
“Ne cito alcuni, i più vividi nella mia mente: Pizarro a Udine, Lobotka e Kvara a Napoli, Salah alla Roma e Cancelo all’Inter”.
Ce li spieghi, li vogliamo scoprire dalla sua prospettiva privilegiata.
“Kvara veniva da un calcio particolare, ma Salah consegna un Pallone d’Oro a tutti coloro che lo allenano, sia chiaro. Pizarro da trequartista sono convinto che avrebbe avuto meno risalto rispetto all’agire davanti alla difesa: lì tocchi il 300% di palloni in più. Nel folto e nell’angusto devi strappare gli spazi, come oggi in area di rigore. Lo devi togliere a qualcun altro. Così David ha fatto vedere di più il suo talento. Lobotka l’ho trovato fuori, si era dimenticato di quanto fosse forte perché era un giocatore ai margini. E tu devi giocare su questo fatto, dicendo loro: ‘Ho scelto te’. Bisogna dire qualcosa, a volte, per farli tranquillizzare. Noi cerchiamo sempre qualcuno che ci dica qualcosa in maniera convincente e che riesca a farcele fare: succedeva ai tempi delle palafitte e capita pure oggi. Ma è sempre il livello del calciatore che fa la differenza, anche perché il calcio è complesso”.
Tornando al suo rapporto coi giocatori, chi sente di non essere riuscito a valorizzare abbastanza?
“Adam Ounas a Napoli, senza dubbio”.
Torniamo all’attualità e parliamo di Kenan Yildiz, la fucilata nella notte. Lo avvicina già adesso a mostri sacri come Salah o Kvaratskhelia?
“Per me è accostabile a Kvara: ha bisogno solo di giocare un altro po’, ma lo vedo molto simile negli imprevisti che viene a creare. Per come cerca di stare sempre fuori dai tempi di gioco e dalle regole della giocata”.
Lobotka, l’uomo che “si era dimenticato di quanto fosse forte”, oggi è in scadenza con il Napoli: la Juventus di Spalletti lo sogna a parametro zero.
Su Kvara, intanto, Giuntoli ha raccontato di recente come arrivò a Napoli: “Gli stavamo dietro da tempo, poi scoppia la guerra e penso: magari costa un po’ meno ora”. E il paragone con il primo Kvara di questi giorni lo ha fatto anche la Gazzetta, ma per un napoletano: Vergara all’esordio in Nazionale.
Spalletti: alla Roma una tifoseria, al Napoli una città
Spalletti spiega anche le differenze tra le grandi squadre che ha allenato:
“Alla Roma alleni una tifoseria, al Napoli una città, all’Inter una tradizione, alla Nazionale un popolo. La Juventus? Qui si allena mentalità, è la storia del calcio. Non bisogna vivere di solo calcio ma anche di bianconero, è gioia, orgoglio e responsabilità. Qui mi sento felice e libero, è qualcosa di grandioso ma ovviamente ci sono responsabilità altissime che mi prendo volentieri”.
Del suo legame con Napoli, del resto, porta il segno sul braccio. Il tatuatore dello scudetto lo ha descritto così: “Ti guarda, ti studia, è un grande osservatore”. E lo stesso Spalletti, a Tuttosport, conferma: “Studio tutti i miei colleghi”.