Il tatuatore dello scudetto di Spalletti: “Era il suo primo tatuaggio. Ti guarda, ti studia, è un grande osservatore”

Valentino Russo è l'uomo dietro il ghepardo di Politano e il tatuaggio del terzo scudetto sul braccio di Spalletti. Sulla Juve: "Giusto che vada, è il suo lavoro". Ha tatuato oltre 200 calciatori.

Il tatuatore dello scudetto di Spalletti: “Era il suo primo tatuaggio. Ti guarda, ti studia, è un grande osservatore”

Il tatuaggio di Luciano Spalletti dedicato allo scudetto del Napoli, Instagram @valentinorussotattoo

Per Spalletti era la prima volta. Mai un tatuaggio prima di quello dedicato allo scudetto del Napoli, che nel 2023 si fece imprimere sul braccio. A farglielo è stato Valentino Russo, noto come “il tatuatore dei calciatori”, che in un’intervista a Fanapgeha raccontato quell’incontro:

“Anche come persona è molto speciale, ti guarda, ti studia, è un grande osservatore”.

Russo sarà tra i 180 tatuatori della Tatuami Tattoo Convention 2026, oggi e domani (3 e 4 ottobre) all’Hotel Crowne Plaza Milan Linate di San Donato Milanese. La sua fama è nata da una foto. L’8 agosto 2020, dopo il 3-1 del Barcellona al Napoli negli ottavi di Champions, Matteo Politano si tolse la maglia per abbracciare Messi: sulla schiena aveva un enorme ghepardo. Era opera sua.

Il ghepardo di Politano e l’abbraccio a Messi

Oggi sei conosciuto come “il tatuatore dei calciatori”, ma ti ricordi come tutto questo è nato?

“Io avevo già tatuato un calciatore che giocava in Serie B. Il primo della Serie A, invece, è stato proprio Politano. Gli ho fatto il ghepardo a tutta schiena in una sola seduta, poi una settimana dopo ci fu la partita del Napoli contro il Barcellona e lui si tolse la maglia. La foto mentre abbraccia Messi con il mio tatuaggio in primo piano fece il giro del mondo e anche altri calciatori iniziarono a interessarsi”.

Politano

La realizzazione del tatuaggio sulla schiena di Politano, Instagram @valentinorussotattoo

Quando hai visto il tuo tatuaggio in bella vista in un contesto simile cosa hai provato?

“Penso sia qualcosa di indescrivibile. Io sono una persona come tutte le altre, rimango sempre con i piedi per terra, ma quando vedi il tuo lavoro in un contesto del genere forse ti rendi conto di avere fatto qualcosa che non tutti possono, qualcosa di speciale”.

Spalletti e il tatuaggio dello scudetto

Sei anche l’autore del famoso tatuaggio di Luciano Spalletti dedicato allo scudetto del Napoli, come è stato realizzarlo?

“Tatuarlo per me è stata una sensazione diversa dai giocatori, perché è un allenatore e comunque è più grande dei ragazzi che vengono di solito. In più non aveva tatuaggi, era il primo in assoluto per lui, quindi era una cosa che ti capita una volta e poi non sai se ne avrai ancora la possibilità, quindi un’emozione bellissima. Anche come persona è molto speciale, ti guarda, ti studia, è un grande osservatore”.

E cosa pensi del polverone mediatico che proprio quel tatuaggio ha causato quando si è spostato alla Juventus?

“Io sono tifoso del Napoli, ma non mi reputo uno sfegatato, sono più per lo sport. Quindi penso che sia giusto che se lo chiamano perché lo vogliono in un’altra squadra lui ci vada, è il suo lavoro, e il lavoro deve essere rispettato. È come se chiamassero me per fare un tatuaggio a un giocatore della Juventus e io gli dicessi di no perché tifo Napoli”.

È la stessa posizione che avevamo espresso noi quando Spalletti andò alla Juventus: un tatuaggio non può essere per sempre, gli scudetti restano, gli allenatori passano. E non se ne può più della melensa litania della fedeltà tradita.

Oltre 200 calciatori, da Di Lorenzo a Donnarumma

I calciatori sono noti per lanciare mode, capita spesso che chi vede i tuoi tatuaggi addosso a loro poi venga a chiederteli?

“Sempre, ma anche tra di loro. Io lavoro proprio grazie a questo. Se io tatuo un calciatore, quel calciatore poi me ne porta tre. Poi cambia squadra e vengono altri due, quell’altro ancora cambia squadra e se ne aggiungono altri, è tutto un continuo. Infatti per questo ho tatuato più di 200 giocatori e tutte le volte gli stessi mi confermano. Ad esempio Di Lorenzo, Donnarumma, Cuti Romero dell’Argentina e Fabio Silva del Borussia Dortmund sono tra quelli che mi chiamano più spesso. Ormai siamo diventati amici, quindi è come se ci fosse una data stabilita, ogni mese o due vado da loro per tatuarli ma anche per stare insieme in amicizia”.

Del rapporto tra calciatori e tatuaggi avevamo già scritto in passato, raccontando che sono molto sensibili, non vogliono soffrire e scelgono la crema anestetica. E la sfida tra Spalletti e il Napoli era stata raccontata così: Napoli sulla pelle di Spalletti, Juventus nel cuore di Conte.