Questo Napoli non sembra mai una squadra di Allegri

Sulle ripartenze, o sei cinico e chiudi la pratica, o devi saper gestire, abbassare i ritmi, applicare alla lettera la Divina Commedia della scuola allegriana

Questo Napoli non sembra mai una squadra di Allegri

Ci Napoli 24/10/2026 - campionato di calcio serie A / Napoli-Roma / foto Carmelo Imbesi/Image Sport nella foto: Massimiliano Allegri

Ogni anno c’è l’usanza, quasi un rito laico, per la Roma di venire al Maradona sventolando quel titolo di campione d’Italia ottenuto rigorosamente ad agosto. E ogni maledetto anno se ne escono al massimo con un pari. Stavolta, per carità, aiutati da due cadeau di Beukema. E poi, beh, c’è la classica sensazione da Bar Sport; una curiosità statistica: da cinque mesi o a questa parte, la Roma è sempre fortunata in certi episodi. Eppure, noi siamo forti, giochiamo da Dio. Zambo Anguissa rompe l’incantesimo con una rovesciata da capogiro che meriterebbe il Louvre. Poi Gollini fa il miracolo su Oliveira, mentre Rafa Marin spiega a Malen che un conto è sognare Higuain, un altro è esserlo. La Roma colpisce un palo, De Bruyne colpisce l’anima, disegna calcio e si riprende il coraggio. All’intervallo ci si arriva rinfrancati, con la consapevolezza di chi sa di dominare.

Nella ripresa sale in cattedra McTominay

Nella ripresa sale in cattedra lui: McKing prende il cielo in faccia a tutti su un cross al bacio di Politano e ci catapulta sul due a zero. Gestiamo, o almeno dovremmo. Loro sparano a salve. Politano si divora il tre a zero che avrebbe fatto smontare i palchi scenici al Circo Massimo. Poi la svolta maledetta: si fa male Badiashile, l’unico faro difensivo capace di far uscire la palla con dignità. Entra Beukema, che lascia una prateria d’aria e spazio a Soulé. E zac: due a uno. Lang spreca, Balerdi no ed è due a due. Ci rialziamo? Certo che ci rialziamo, perché su quel prato verde corre il King, l’uomo che ha lasciato il castello per scaraventare in porta il tre a due con una dose di rigenerata cazzimma scozzenapoletana che grondava orgoglio puro. Sembra fatta. È fatta. Mora colpisce volontariamente Beukema: sarebbe fallo solare e secondo giallo sacrosanto. Il difensore azzurro resta a terra dolorante; quando si rialza è troppo tardi, la frittata è fatta e Balerdi ha pareggiato. Proprio quel difensore a cui avrebbero dovuto sventolare il rosso sotto il naso qualche azione prima. Ma non recriminiamo, non facciamo i piangina.

La Roma entra in modalità disperazione totale, perché Gasp è questo: palla lunga e buttiamola in caciara. Il punto politico e calcistico, però, è un altro: una squadra di Allegri, che ha finalmente capito le sue enormi potenzialità, non può permettersi il lusso di prendere tre gol in casa. Abbiamo regalato due punti sanguinosi. Sulle ripartenze, o sei cinico e chiudi la pratica, o devi saper gestire, abbassare i ritmi, applicare alla lettera la Divina Commedia della scuola allegriana. Invece no: stropicciamo quanto di buono fatto e torniamo a casa con le mani semi-vuote. Abbiamo un centravanti che si danna l’anima ma pecca di cinismo, e una panchina che non offre alternative credibili. E allora diciamoci la verità: vogliamo davvero dare la croce ad Allegri, o dobbiamo finalmente convincerci che qui cantiamo e portiamo la croce con una rosa oggettivamente ridotta all’osso?