Buonfiglio vuole blindare il voto contro Malagò: “In giunta quattro pareri legali granitici, niente personalismi”
Il presidente del Coni vuole eterodirigere il voto: "Ci siamo attrezzati molto bene per non lasciare spazio a interpretazioni. Da pubblico ufficiale ho il dovere di documentare. È necessario ripristinare etica e rispetto delle regole"

Dc Roma 04/05/2026 - Il Presidente della Repubblica incontra la Nazionale Italiana di Tennis / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: Luciano Buonfiglio
Luciano Buonfiglio, presidente del Coni, ha il piano per far fuori Malagò. Vuole di fatto blindare il voto. Vuole trasformare la giunta in una mera accettazione dei parer legali di quattro giuristi di chiara fama. E – come ha scritto il Corriere della Sera – per il Coni “chi vota contro il commissariamento di Malagò, rischia conseguenze penali”.
Riguardo a Malagò, il presidente del Coni Buonfiglio (che finalmente grazie a questa vicenda ha ottenuto un po’ di notorietà) tiene il punto:
Buonfiglio attacca Bianchedi: “Si è dimessa prima che arrivasse il parere dell’Anticorruzione”

“Più le situazioni sono difficili, più generano uomini forti. Ci siamo attrezzati molto bene per non lasciare spazio a interpretazioni, manderemo a tutti i componenti della giunta e del consiglio i quattro pareri legali. Tra questi c’è quello di un avvocato storico del Coni, nessuno mi può dire che non sia stato avvocato di tutti i presidenti. Questo per far sì che la Giunta non possa prendere aspetti personalistici, ho cercato il massimo conforto giuridico senza se e senza ma. Da pubblico ufficiale ho il dovere di documentare, e sono quattro pareri granitici. È necessario ripristinare etica e rispetto delle regole. Noi sportivi abbiamo questo dovere. Nello sport talvolta ci riempiamo la bocca di questi valori, ma nel concreto non abbiamo il coraggio e la coerenza per applicarli. A volte faccio fatica a comprendere come mai vengono scritte delle cose. Bianchedi? Difficile interpretare, prima di firmare il contratto avevamo valutato di attendere il parere dell’Anac (l’Autorità Nazionale Anticorruzione, ndr) e invece a ha firmato prima. Ora se dovesse arrivare un parere sfavorevole, sarebbe un grave imbarazzo. Poi si dimette…”