Ma dove sta questo difensivismo di Allegri? Magari il suo Napoli sapesse difendere
Contro la Roma ha dominato, ha schierato una formazione d'attacco (a differenza di Gasperini), vince spesso l'inutile partita delle statistiche. Ma non ottiene risultati, questo è il problema. Il Napoli non sembra mai una squadra di Allegri

Mg Milano 05/09/2026 - campionato di calcio serie A / Inter-Napoli / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Massimiliano Allegri
Essendo sparite dalla politica, le ideologie – ahinoi – imperversano nel calcio. Dove ormai il dibattito prescinde da quel che avviene sul terreno di gioco. Il racconto calcistico non c’entra più nulla col calcio giocato e soprattutto con lo sport. E proprio per questo attecchisce tanto. Può parlare liberamente di sport agonistico anche chi in vita sua non ha mai partecipato nemmeno a un torneo di ping pong. Bastano tre quattro lezioni di trigonometria, ripetere a pappardella quelle statistiche per nulla rappresentative di ciò che avviene in campo, e il gioco è fatto. Lo sport è proprio un altro pianeta ma non fa niente.
Poiché il calcio è ideologia, la crisi del Napoli di Allegri è utilizzata come strumento per sferrare l’ultimo e decisivo attacco al calcio ritenuto superato del livornese. Daniele Adani – che sull’anti-allegrismo ha basato la sua carriera, un po’ come Travaglio e tantissimi altri con Berlusconi – da domenica va all’incasso e parla di calcio superato e lo contrappone a Gasperini che invece avrebbe imboccato la strada della contemporaneità e sarebbe stato un pioniere di un modo nuovo di fare calcio.

Il Napoli vince spesso l’inutile partita delle statistiche
Non è solo Adani a ripetere queste cose ogni quarto d’ora. Ne è pieno il mondo mediatico. Ora la domanda sorge spontanea: ma l’hanno vista Napoli-Roma? Se il Napoli fosse stato una squadra di Allegri, non sarebbe mai finita tre a tre. Mai. Il Napoli di Allegri è incapace di mantenere un risultato. È una squadra senza equilibrio. Che non sa difendere. Né in blocco basso né in blocco medio né alto. E – sia chiaro – la responsabilità non può che essere attribuita al tecnico. Che lo scorso anno al Milan, con uomini non certo superiori tecnicamente e tatticamente, un equilibrio difensivo lo aveva trovato. A Napoli no. Il Napoli non sembra mai una squadra allenata da Allegri. In Serie A ha subito undici gol in otto partite, molti dei quali semplicemente imbarazzanti. In Champions ne ha subiti sette in tre partite. Incassa un gol e mezzo a partita.
Il Napoli ha segnato tre gol alla pompatissima Roma gasperiniana. Tre gol, quanti i giallorossi ne avevano incassati nelle prime sette giornate. Tre gol più due clamorose occasioni sprecate: da Politano ma soprattutto da Olivera da un metro con la porta spalancata. Il Napoli ha creato molto più della Roma e a certificarlo è la tanto strombazzata statistica degli X-Goal (statistica inutile ma si porta assai). Non solo. Ha giocato col tridente Lang-Politano-Hojlund più McTominay e De Bruyne. Gasperini ha schierato un falso tridente. Pisilli non è un uomo d’attacco. Gli unici erano Malen e Soulé. Solo sul 2-0 ha fatto entrare Castro. E Allegri – forse perché soffre questo dibattito, o forse perché non è Mourinho che invece si esalta col rumore dei nemici – non ha inserito il terzo difensore centrale. E infatti ha preso tre gol.
Allegri gioca pure fin troppo all’attacco, è crocifisso (giustamente) perché non ottiene risultati
Il Napoli in stagione ha vinto spesso e volentieri la partita delle statistiche. Contro la Fiorentina, a Venezia, persino contro il Villarreal. Ma te lo fai al sugo il trofeo delle statistiche se la tua squadra non sa fare la partita, non sa leggere i momenti del match. Se non sa soffrire. Lo sport è questo. È darwinismo. Non è esibizione della qualità o del talento. È la capacità di saper farsi concavo e convesso. Di saper colpire, schivare e anche subire senza andare al tappeto. Non esiste il mio calcio. Non esiste il mio sport. Semplicemente perché c’è l’avversario. Ma sono concetti che non ci azzardiamo nemmeno a sviluppare. Tanto sarebbe inutile.

La realtà è che oggi Allegri viene crocifisso – anche giustamente visti i numeri – perché non fa risultati. Nessuno se ne frega – ed è sano – che il suo Napoli crei tanto. Si scorre la classifica e per trovare il Napoli bisogna scivolare al decimo posto. In otto partite ha totalizzato la metà dei punti di Inter e Lazio. È il peggior avvio che si ricordi da queste parti. Se la squadra avesse baricentro difensivo, di punti ne avrebbe almeno 16-17 e non 11. Nessuno gli riconosce di aver fatto sentire finalmente De Bruyne un calciatore del Napoli e non un corpo estraneo. Ha dimostrato che può convivere con McTominay. Ha restituito alla società calciatori che sembravano destinati all’indifferenziato come Rafa Marin (eccellente contro la Roma) e persino Badiashile. Ma chi se ne frega quando sei decimo in classifica e prendi gol a ogni soffio divento. Nessuno, giustamente. Allegri è troppo intelligente per non sapere che servono i risultati. Le statistiche finiscono nell’umido. Come gli ha mostrato da Madrid un certo José Mourinho.