La storia dell’ex attaccante del City che sta facendo una fortuna con le banane gonfiabili: “Il City ne ha comprate 30.000”

Imre "Banana" Varadi al Telegraph: "E' una follia, mi chiamavano così, ho creato il marchio e ora tutti le vogliono"

La storia dell’ex attaccante del City che sta facendo una fortuna con le banane gonfiabili: “Il City ne ha comprate 30.000”

City fans wave inflatable bananas in the crowd ahead of the English Premier League football match between Manchester City and Ipswich Town at the Etihad Stadium in Manchester, north west England, on October 17, 2026. (Photo by Oli SCARFF / AFP) / RESTRICTED TO EDITORIAL USE. No use with unauthorized audio, video, data, fixture lists, club/league logos or 'live' services. Online in-match use limited to 120 images. An additional 40 images may be used in extra time. No video emulation. Social media in-match use limited to 120 images. An additional 40 images may be used in extra time. No use in betting publications, games or single club/league/player publications. /

“Sono “Imre Banana”. Indossavo la maglia numero 9. Ho giocato per il Man City e facevo un sacco di gol”. Imre di nome, Varadi di cognome, Banana solo ora, perché è l’innesco di un fenomeno virale. E’ l’ex attaccante sessantasettenne, oggi procuratore, a cui è venuta un’illuminazione un paio d’anni fa, mentre se ne stava seduto sul divano a riprendersi da un’operazione a un dito del piede: le banane gonfiabili tornate di moda tra i tifosi del City, in questo periodo buissimo.

Banana nomen

“Ho avviato l’attività nel 2024”, racconta al Telegraph – “La stagione stava volgendo al termine e il City stava vincendo tutto. Hanno sfilato con i trofei e il titolo di Premier League, ed erano spuntate le banane gonfiabili. Per anni ho pensato: “Avrei dovuto farlo io. Avrei dovuto creare questa attività”. Poi mi sono detto: “Non è mai troppo tardi”. Così ho fondato l’azienda e ho registrato il mio nome come marchio. L’ho fatto per i tifosi; poi, con quello che è successo ad Anfield due domeniche fa, insieme alle vicende legate alle accuse contro il City, è scoppiata una vera follia. Ho ricevuto ordini da ogni parte. Ne abbiamo vendute migliaia. Incredibile”.

Insomma Varadi detiene il marchio della “Imre Banana”, l’oggetto gonfiabile ufficiale approvato dal City e da Puma, che affonda le sue radici proprio nel periodo in cui lui giocava. Ha persino un sito web dedicato: ImreBanana.com.

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Il City stesso ne ha acquistate 11.000 e, a quanto pare, ne ordinerà altre 30.000. Sabato scorso, dopo la vittoria per 3-2 contro l’Ipswich Town, Phil Foden ne teneva addirittura una in mano durante l’intervista post-partita. “E so che anche Enzo Maresca ha raccontato che i suoi quattro figli gli hanno chiesto di avere una banana. L’anno scorso, inoltre, il club mi ha chiesto di portare 10 banane per gli Oasis”.

Una storia cominciata nel 1987

“Tutto è iniziato nel 1987, a Maine Road. Segnavo molti gol per loro. Poi, in occasione di una partita, un tifoso di nome Frank Newton si presentò con una banana gonfiabile. Fu la prima in assoluto. Qualcuno iniziò a chiamarmi ‘Imre Banana’. Poi le banane sono diventate 10, 15, 25… il fenomeno è cresciuto. Quella stagione, la moda si diffuse in tutti i club: il West Ham aveva martelli gonfiabili, il Grimsby pesci gonfiabili, il Norwich un canarino gonfiabile. Era uno spettacolo incredibile”. Il City militava nella vecchia seconda divisione, dopo la retrocessione subita nel 1986-87. Ma nei momenti difficili, si impara a ridere, scrive il Telegraph.

Ma perché proprio lui, “Banana”? “Forse dipendeva dal modo in cui il mio nome veniva cantato dai tifosi”.  Varadi era arrivato al City dopo dieci giornate dall’inizio della stagione 1986-87, proveniente dal West Bromwich Albion per 50.000 sterline, in un momento in cui la squadra era in grave difficoltà. Con nove reti, fu il miglior marcatore di quella stagione – un quarto dei gol totali del City – ma non riuscì a evitare la retrocessione. Varadi aveva firmato un contratto biennale ed era rimasto per cercare di ottenere l’immediata promozione. Non ci riuscì, nonostante i 31 gol segnati in 81 presenze con la maglia del City, e alla fine se ne andò per tornare allo Sheffield Wednesday (dove aveva già giocato tra il 1983 e il 1985), sotto la guida di Howard Wilkinson.