In Inghilterra il calcio è sempre più uno sport per ricchi: i migliori arrivano dalle scuole private
Altro che rugby e cricket, ormai è in atto una sorta di "gentrificazione" del calcio: e gli istituti più nobili usano il pallone per attrarre studenti

Pre Barcellona 18/03/2026 - Champions League / Barcellona-Newcastle / foto Pressinphoto/Image Sport nella foto: Lamine Yamal
C’erano una i talenti di strada, gli scugnizzi giocolieri, grezzi, cresciuti al di fuori del circuito delle scuole calcio. Il pallone povero che non esiste più, non in Europa. In Inghilterra – esempio sempre macroscopico – “gran parte dei migliori talenti calcistici si concentrano ormai nelle scuole private”. Da sport del popolo è diventato (anche) sport delle elités. Lo racconta il Telegraph.
Secondo la Independent Schools Football Association, dal 2016 il numero complessivo di squadre negli istituti privati è passato da 4.586 a 20.175, segnando un incremento del 400%. È in atto una sorta di “gentrificazione” del calcio. Il “gioco più bello del mondo” è nato proprio nelle public school, che si chiamano così ma sono le prestigiose scuole private britanniche. “Ma man mano che il calcio diventava uno sport nazionale, esso scomparve dalle scuole private. Verso la fine del XIX secolo, queste istituzioni prediligevano il rugby e, in molti casi, non permettevano affatto ai ragazzi di giocare a calcio”.

La gentrificazione del pallone
Nel 1985, il Sunday Times definiva il calcio “uno sport da bassifondi, praticato in stadi fatiscenti e seguito da un pubblico proveniente dai bassifondi, che scoraggia le persone perbene dal presentarsi”. I genitori degli alunni che frequentavano le scuole private spesso non volevano che i propri figli praticassero il calcio. Secondo gli esperti la crepa nella storia è arrivata con Premier League e la Champions League, nel 1992, il momento in cui, per molti genitori della classe media, questa immagine ha iniziato a mutare. Quando i ragazzi possono scegliere, il calcio ha la meglio. Alla Hampton, una notissima scuola privata ogni anno circa 120 ragazzi su 180 preferiscono il calcio al rugby come sport: è la legge della domanda e dell’offerta.
“In passato, il calcio era quasi strutturalmente ostacolato per tutelare sport più tradizionali, presenti nel settore da più tempo. C’entra anche l’evoluzione sociale delle scuole private che ha favorito il calcio. Gli studenti stranieri, in genere, sono più inclini a praticare il calcio rispetto al rugby o all’hockey. Per gli istituti privati, il calcio è diventato un efficace strumento di marketing. La competizione tra le scuole si è fatta ancora più accesa in vista dell’introduzione, a partire dal 2025, dell’IVA sulle rette scolastiche. Alcuni istituti che puntano molto sul calcio hanno registrato un notevole afflusso di studenti internazionali che vivono nel campus Per loro, questi istituti si trasformano in veri e propri centri di eccellenza calcistica”.