Cazzullo dalla parte di Malagò: “contro di lui cavilli e pretesti. Due ministri lo detestano”
La rubrica della lettere del Corsera: "Sento dire che sia inviso a un paio di ministri dell’attuale governo. Il sistema Paese dovrebbe aiutarlo, non ostacolarlo. Sta solo cercando di fare qualcosa per il calcio italiano"

Dc Roma 22/06/2026 - Assemblea elettiva FIGC / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: Giovanni Malago’
Aldo Cazzullo, sul Corriere della Sera, nella rubrica delle lettere (di cui è il titolare) si occupa della questione Malagò, ossia del golpe del cavillo. Cioè del tentativo di governo e Coni di commissariare la Federcalcio e mandare Malagò a casa. Cazzullo scrive chiaro e tondo che si tratta di cavilli e pretesti, ovviamente non dà alcun peso alla questione del tesseramento. È solo un pretesto.
Pubblica prima due lettere.
Caro Aldo,
in questo balletto intorno alla carica di Malagò, se è valida oppure deve dimettersi, una cosa è sicura, che queste querelle mostrano quanto poco, in fondo, si ami il calcio italiano e il suo futuro.
Simone Volpe
Malagò, già presidente del Coni, avrebbe dovuto risollevare le sorti del calcio italiano. Arriva la nomina, poi salta fuori che non è tesserato alla Federcalcio, come se ce ne fosse bisogno. La burocrazia italiana questa volta serve a qualcosa, buttare giù una persona non gradita a qualcuno. A me sembra una scusa, o no?
Giuseppe Maggioni

Malagò sta solo cercando di fare qualcosa per il calcio italiano
E poi risponde:
Cari lettori,
mi pare che abbiate colto il punto: una questione burocratica e procedurale viene usata per buttare giù una persona non gradita a qualcuno.
Riassumiamo i fatti.
Giovanni Malagò viene eletto presidente della Federazione italiana gioco calcio con il 70 per cento dei voti, tenendo insieme calciatori, allenatori e le varie leghe professionali. Eredita una situazione disastrosa: tre Mondiali di fila saltati. Nomina allenatore l’ultimo ct che ha vinto qualcosa, Roberto Mancini. Dopo un esordio difficile contro il Belgio — l’unica squadra che ai Mondiali abbia davvero messo in difficoltà la Spagna campione — la nuova Nazionale vince 4-1 in Turchia, su un campo non facile, mostrando progressi interessanti. Abbiamo un Europeo cui qualificarci nel 2028, un Mondiale da non mancare nel 2030, un Europeo da organizzare nel 2032. C’è da tenere testa a un segretario della Fifa molto discutibile come Infantino.

Malagò, che ha fatto bene al Coni e ha qualità di gestione sportiva che gli vengono riconosciute pure dagli avversari, ha appena cominciato un cammino complesso ma promettente. Ed ecco che si tirano fuori cavilli — un’interpretazione contro un’altra interpretazione — che sono chiaramente pretesti. Non ci sarà un processo: l’ha escluso lo stesso procuratore generale, chiarendo che semmai Malagò è vittima della situazione. Sento dire che sia inviso a un paio di ministri dell’attuale governo. Non conosco le sue opinioni politiche; ma dubito sia un trotzkista. È semplicemente uno del mestiere, che sta cercando di fare qualcosa nell’interesse di un mondo, il calcio italiano, in grave difficoltà. Il sistema Paese avrebbe interesse ad aiutarlo, non a ostacolarlo.