Buonfiglio il Willy Coyote dello sport italiano: prende solo schiaffi

È andato alla guerra per conto terzi. Da anonimo dirigente si è trasformato in barricadero, per poi capire che nella vita ciascuno ha il proprio posto

Buonfiglio il Willy Coyote dello sport italiano: prende solo schiaffi

Luciano Buonfiglio attends a meeting with the President of the Italian Republic, Sergio Mattarella, who meets the Italian national women's and men's tennis teams, winners of the BJK Cup and Davis Cup, at the Quirinale in Rome, Italy, on May 4, 2026. (Photo by Domenico Cippitelli/NurPhoto) (Photo by Domenico Cippitelli / NurPhoto via AFP)

Il personaggio principale di questa messinscena ridicola che è stata la battaglia per far fuori Malagò, è certamente Luciano Buonfiglio. Napoletano e presidente del Coni grazie – più di qualcuno dice – a un’operazione politica messa su da Malagò. Buonfiglio è uno dei tanti dirigenti anonimi dello sport italiano. Anonimi anche nel senso che si sa molto poco di loro. Del resto è stato per lunghissimo tempo presidente della federazione canoa kayak che non è proprio al centro degli interessi nazionali. Quindi si sa poco di lui. Questa è l’arma a doppio taglio delle persone taciturne: finché restano zitte, si può fantasticare su di loro. In positivo o in negativo. Ma quando cominciano a parlare e ad agire alla luce del sole, ahinoi la realtà prende il sopravvento. E non è quasi mai un bene per l’ex taciturno. A Napoli dicevano che quando qualcuno non aveva niente da dire, si faceva crescere i baffi per provare ad acquisire un’aura di mistero. Buonfiglio manco quello ha fatto.

Abodi e Malagò

Da un giorno all’altro, da anonimo dirigente si è trasformato in barricadero

Oggi possiamo definirlo il Willy Coyote dello sport italiano. In questa vicenda ha preso solo schiaffi. Ne è uscito malissimo e anche per questo fa tenerezza. Bip Bip Malagò gli è sfrecciato davanti e lo ha lasciato con la dinamite in mano mentre cadeva da un’altezza considerevole. È la fine che fanno coloro i quali vogliono improvvisamente cambiare abito. Da un giorno all’altro, da anonimo dirigente (status che gli ha consentito di succedere a Malagò, talvolta – soprattutto in Italia – la presunta mediocrità è un plus) si è trasformato in barricadero. Ha vestito panni che non gli appartengono e si è visto. La camicia slabbrata, il pantalone troppo corto, la giacca che non gli cadeva bene. È diventato il braccio armato di chi nel governo voleva far fuori Malagò: da Giorgetti ad Abodi (un Willy Coyote dietro le quinte). Loro però sono rimasti nelle retrovie, lui – Buonfiglio – è salito sul ring. Ed è finito suonato.

Willy Coyote

Sottovalutare Malagò vuol dire essere quantomeno sprovveduti. La sua vita parla per lui. In positivo e in negativo ha attraversato la storia della repubblica italiana. Batterlo in una congiura di palazzo è un po’ come voler fare un tunnel a Messi. Alla vigilia della giunta Coni, Buonfiglio si è reso conto che avrebbe corso seri rischi di andare sotto nei voti a casa sua. Sarebbe stato non solo uno schiaffo in pieno volto ma gli sarebbe potuto costare il posto (sarebbe diventato il nuovo Gianfranco Fini, come abbiamo scritto). Una ferita alla dignità puoi anche scegliere di indossarla più o meno con disinvoltura ma se ti fanno fuori è diverso. Ha capito – troppo tardi – che lo stavano mandando a schiantarsi. Si è reso ridicolo (non c’è altro termine) con quella dichiarazione sui pareri granitici dei giuristi interpellati dal Coni che invece manco parlavano di commissariamento. Ma ha pure detto: “essere amici non vuol dire essere complici”. Tante ne ha dette. E domenica ha avuto bisogno dei sali per riprendersi dalla mazzata di vedere il figlio del presidente della Repubblica Mattarella tra i giuristi che difendevano Malagò. Non solo: ha anche esposto suo figlio che prima era un anonimo (aridaglie) manager del calcio e oggi di lui si sa tutto, anche che lavora in maniera indiretta per il Venezia.

I Buonfiglio restano i Buonfiglio e i Malagò restano i Malagò.

Coni sport e salute

Alla fine, non ha potuto far altro che partorire la figuraccia di commissariare la Figc di Malagò e allo stesso tempo di affidare il ruolo di commissario a Malagò. È difficile scovare un termine diverso da figura di merda. Noi non ci riusciamo. Da oggi, e forse per sempre, Buonfiglio sarà ricordato come il Willy Coyote dello sport italiano. L’uomo che – tronfio come non mai – era andato spavaldo alla caccia di Beep Beep per poi ritrovarselo in tribunale (questa è una citazione cinematografica) dirgli che gli manca. Perché le sue giornate sono vuote senza lo sfigato avversario che va sempre a sbattere nel tentativo di acciuffarlo.

Questa storia ci ricorda che spesso – non sempre ma quasi sempre – i Buonfiglio restano i Buonfiglio e i Malagò restano i Malagò.