Buonfiglio rischia di seguire le orme di Fini: se dovesse andare sotto contro Malagò, sarebbe la sua fine al Coni
O cade Malagò, oppure cade Buonfiglio. Abodi ovviamente fischietterà, Buonfiglio non può. Non può pensare di terremotare il calcio per un cavillo e non pagarne le conseguenze. Per La Stampa, Malagò ha già il nome del prossimo presidente Coni

Italian Prime Minister Silvio Berlusconi (R) and Parliament Speaker Gianfranco Fini pay their respects at the tomb of Italian King Vittorio Emanuele II inside the Pantheon in Rome on March 17, 2011 during celebrations marking the 150th anniversary of Italy's unification. AFP PHOTO/ TIZIANA FABI (Photo by TIZIANA FABI / AFP)
Luciano Buonfiglio come Gianfranco Fini. L’allora leader di Alleanza Nazionale venne convinto da influenti commentatori ad andare alla guerra e alla conta contro Silvio Berlusconi. Perse e finì la sua carriera politica. Un minuto dopo, al telefono non gli rispondeva più nessuno. Gli è rimasta una vita da più che benestante pensionato a Monteverde Nuovo in quel di Roma.
Luciano Buonfiglio rischia di seguirne le orme. Se dovesse perdere martedì la conta in Giunta Coni sul commissariamento della Figc, a quel punto la situazione sarebbe immediatamente ribaltata. Si aprirebbe una crisi di governo nel Coni e sarebbe complesso per lui mantenere la poltrona. Del resto, non si fare questo casino, provare a provocare un terremoto nel calcio italiano che sta rinascendo e non pagarne le conseguenze. Il tutto per un cavillo. È Buonfiglio che rischia. Abodi si tirerà indietro un minuto dopo l’eventuale sconfitta.
Oggi i quotidiani ne scrivono.

Se Buonfiglio va sotto, si apre la crisi di governo al Coni
Scrive la Gazzetta dello Sport con Elisabetta Esposito:
“Di sicuro il presidente del Coni ha intenzione di mettere a verbale chi voterà contro il provvedimento, con annesse spiegazioni, sempre perché – come tiene a ricordare – lui è «un pubblico ufficiale». Un’altra cosa appare chiara: anche in caso di bocciatura, Buonfiglio non ha intenzione di farsi da parte. Su questo tema non c’è nulla di scritto, ma la Giunta è l’organo di governo del Coni, se respinge una proposta del presidente – soprattutto di questa portata mediatica e politica – è evidente che non goda più della fiducia. Chi è in questo mondo da tanto, tra cui alcuni ex presidenti del Coni, si aspetta ancora un passo indietro, visto che dopo un voto di Giunta contrario di fatto il presidente perde il suo potere. Non è una regola, è qualcosa che si avvicina molto a una prassi di buon senso. Anche per allontanare quelle vecchie litanie da prima repubblica con personalità pronte a tutto pur di non staccarsi dalla poltrona”.
È grottesca questa figura del sergente Buonfiglio, lui che ammonisce: “sono un pubblico ufficiale” come se fosse un vigile urbano. Speriamo per lui che non si sia infilato in una storia più grande di lui.

Il presidente Coni è fissato con la storia dei pubblici ufficiali
Il Corriere della Sera, con Marco Bonarrigo e Monica Colombo, scrive:
“La partita si gioca sul filo. Luciano Buonfiglio è l’uomo più turbato d’italia: se non procedesse al commissariamento, correrebbe il rischio di venire a sua volta commissariato dalla politica. Qualora proseguisse su quella strada condurrebbe il calcio, invece che su un percorso di rinascita, in uno stallo senza precedenti fra ricorsi e tribunali. Il dilemma interiore diventa ancor più specifico considerando la facoltà di voto di Spina e Bianchedi: se la negasse passerebbe per antidemocratico, se la accordasse potrebbe perdere la votazione e sarebbe perciò costretto alle dimissioni. E non aiutano le esternazioni per influenzare i votanti: “Ricordatevi che siete pubblici ufficiali”. Un pasticcio, insomma”.

Malagò starebbe già preparando il ribaltone
La Stampa, con Gianluca Oddenino, si spinge oltre. Scrive che Malagò starebbe già lavorando al ribaltone in Coni in caso di sconfitta di Buonfiglio.
“Sarà una resa dei conti totale tra Buonfiglio e Malagò. (…) Mors tua vita mea e così Giovanni Malagò sta preparando il contrattacco, ma soprattutto sta muovendo le sue pedine per ribaltare l’ipotesi del commissariamento fino a pensare già ad una squadra che possa sostituire lo stesso Buonfiglio in caso di sconfitta del Coni. I fedelissimi non gli mancano, a maggior ragione dopo aver guidato il Coni per 12 anni, e una di queste è Diana Bianchedi. La vice presidente vicaria si è appena dimessa dal ruolo di capo delegazione della Nazionale e vuole votare in Giunta, a differenza di Malagò (presente in quanto membro Cio) che non può farlo essendo coinvolto nella vicenda”.