Beukema ricorda l’iconico John Travolta di Pulp Fiction che si guarda intorno smarrito

Possibile che un difensivista a oltranza come Allegri proponga un assetto che ha il suo punto debole proprio nella difesa?

Beukema ricorda l’iconico John Travolta di Pulp Fiction che si guarda intorno smarrito

Pulp fiction 1994 Real Quentin Tarantino John Travolta Collection Christophel © Miramax / A Band Apart (Photo by Miramax / A Band Apart / Collection ChristopheL via AFP)

FALLI DA DIETRO (rubrica nata nel 2008. Le rubriche omonime nate successivamente sono imitazioni)
COMMENTI ALLA 8° GIORNATA DEL CAMPIONATO 2026-27- DI NELLO MASCIA

Raccontarla fa male.

Gli azzurri scendono in campo riproponendo con coraggio il Re in regia.
La novità tattica finora più interessante di tutto il campionato.

La linea di centrocampo è roba da fantascienza.
E i tre si integrano alla grande.
Zambo è tornato.
Ed è proprio lui che porta il Napoli in vantaggio con una prodezza che passerà alla storia. Scelga lui il museo.

Il dominio azzurro viene concretizzato ad inizio ripresa dal raddoppio di Scott il magnifico.

Poi il calo.
I Sangue Oro conquistano progressivamente campo.
Gli azzurri boccheggiano e si abbassano.
La difesa scricchiola e diventa un telepass di tangenziale.

Decrescita Beukema

L’immancabile infortunio di giornata spetta a Badiashile che aveva annullato le irruzioni di Malen e di Soulè dalle sue parti.

Max allora si ricorda di essere il Maggiordomo Signorsì.
Valorizzare le pippe.

Ecco a voi Sam Beukema.
Ed è subito Pulp fiction.
Il suo ingresso è uguale all’iconico John Travolta che si guarda intorno smarrito in un luogo a lui sconosciuto.
Osserva fra l’attonito e il rimbambito lo scambio fra Soulè e Malen.
Si perde Balerdi su quell’angolo (che in realtà non c’era).
Così in cinque minuti la Roma pareggia.

La partita è palpitante. C’è da raccontare dell’immenso Scott.
Che non si rassegna e impone con la doppietta personale il nuovo vantaggio. Mancano otto minuti alla fine.

Ma c’è Sam.
Due minuti alla fine. Ed è qui che si esalta il suo genio.
Pallone gestito sulla trequarti da Ndicka e Castro.
Sam è in area a una ventina di metri di distanza.
Passa davanti a Balerdi e si butta giù. Senza un motivo.
Gli viene così.

Poi si accorge che l’azione si sviluppa pericolosamente e allora si rialza. Ma resta lì a guardare la parabola del cross per Balerdi che inzucca e pareggia.
E qui lui cade in ginocchio implorante con le braccia avanti e poi si ributta giù.
Una roba che neanche a “Un posto al sole”.

Ancora in vantaggio ancora raggiunti. Stavolta per due volte.
Non si può soffrire così.
Un’altra vittoria buttata.
Proprio non riusciamo a portarla a casa. Dieci punti potenziali persi.

McTominay

Eppure la squadra c’è.
È un piacere vedere quei magnifici tre in centrocampo. Commuove l’impegno di Politano e del Capitano. L’abnegazione di Erasmo.

Ma è un Napoli che non sa difendere.
E qui le responsabilità cadono tutte sul mister.
Possibile che un difensivista ad oltranza come lui proponga un assetto che ha il suo punto debole proprio nella difesa?

Consola la seconda doppietta di Scott.
Consola il ritorno di Zambo il gigante.
Ma è troppa l’amarezza. Ci vuole un torbato.

Ancora in testa gli Aquilotti di Ponte Milvio.
Una sorpresa che giorno per giorno si fa realtà.
Una sensazione.
C’è molto Sor Polpetta in questa Lazio. Gli schemi di gioco sono i suoi. La squadra li applica meglio ora, proprio quando lui è andato via!

Poteva scapparci la botta di vita a San Siro.

Fino al 70° gli stilnovisti in vantaggio sui bauscia interisti.

In tre minuti Marotta ribalta tutto. Prima Thuram pareggia. Poi non glielo vuoi regalare un rigoricchio per i tre punti?

Nel campo largo di testa, tutti d’accordo per la leadership.

Mica come la Elly o Giuseppe.