Wimbledon chiude le porte agli influencer
I selfie hanno causato continue interruzioni agli US Open e sollevato le proteste delle giocatrici. La soluzione? Niente accrediti ai content creator nel 2027.

Japan's Naomi Osaka arrives to face Croatias Antonia Ruzic during their women's singles match on day three of the Australian Open tennis tournament in Melbourne on January 20, 2026. (Photo by Martin KEEP / AFP)
Il caso Wimbledon influencer nasce dall’altra sponda dell’Atlantico. Dopo il caos andato in scena agli US Open, gli organizzatori dei Championships hanno deciso di non concedere accrediti ai content creator in vista dell’edizione 2027. Una linea netta, presa sull’onda del malumore di numerosi giocatori per lo spettacolo indecoroso offerto a New York.
Wimbledon influencer: cosa è successo agli US Open
Nel tentativo di allargare il pubblico e creare un’atmosfera “da festival” in stile Coachella, la USTA aveva accreditato circa 100 influencer, il doppio rispetto al 2025. Il risultato è stato un boomerang: interruzioni continue, con l’arbitro costretto più volte a chiedere silenzio. Emblematico l’episodio che ha coinvolto Naomi Osaka, il cui match di primo turno è stato fermato a causa di una luce lampeggiante proveniente dal settore hospitality, dove alcuni influencer stavano posando per delle foto mentre si giocava. La quattro volte campionessa Slam ha poi invitato pubblico e content creator a mostrare più “educazione”; sulla stessa linea si è schierata anche Coco Gauff.
Le due influencer cacciate e la stretta inglese
Il capitolo più clamoroso riguarda due creator dell’account “The VIP List”, Meg Radice e Audrey Jones, a cui è stato revocato l’accesso al Billie Jean King National Tennis Center poche ore dopo aver pubblicato sui social le proprie credenziali, presentandosi a cena in un ristorante con cui avevano avviato una collaborazione durante il torneo. Da qui la reazione di Wimbledon, intenzionata non solo a chiudere gli accrediti ma anche — secondo quanto riportato dalla stampa internazionale — a confiscare al pubblico gli oggetti che possono disturbare i match, ring light comprese. Il messaggio del Tempio del tennis è inequivocabile: sugli spalti di Church Road, lo spettacolo deve restare quello in campo.