Rrahmani porta gli avvocati contro la federazione del Kosovo: “Due anni di minacce e pressioni”

Alla vigilia del raduno per la Nations League, lo studio legale che rappresenta il difensore azzurro annuncia le prime azioni giudiziarie contro "persone legate alla Federcalcio kosovara".

Rrahmani porta gli avvocati contro la federazione del Kosovo: “Due anni di minacce e pressioni”

Ni Napoli 14/01/2026 - campionato di calcio serie A / Napoli-Parma / foto Nicola Ianuale/Image Sport nella foto: Amir Rrahmani

Il caso che intreccia Rrahmani e il Kosovo è deflagrato a poche ore dal raduno della Nazionale. A rendere pubblica la vicenda è stato lo studio legale “Hodaj & Partners”, che ha dichiarato di aver assunto la rappresentanza del difensore del Napoli — da anni capitano della selezione kosovara, con 67 presenze e sette gol — in merito, si legge nel comunicato, ad attacchi, minacce, insulti e lesione della reputazione riconducibili, secondo il legale, a “persone chiave e legate all’interno della Federazione calcistica del Kosovo”. Il comunicato non specifica se le accuse siano rivolte a dirigenti federali o a soggetti vicini alla federazione, e le persone coinvolte non risultano al momento identificate pubblicamente.

Rrahmani e il Kosovo: le azioni legali dello studio Hodaj & Partners

Lo studio — guidato da Taulant Hodaj, in passato anche segretario generale ad interim della FFK — ha fatto sapere di aver già avviato i primi passi giudiziari:

“Sono già state intraprese le prime azioni legali, presentate agli organi di giustizia sulla base di prove e fatti, nei confronti delle persone responsabili già identificate e di quelle che verranno identificate. Per più di due anni il capitano Rrahmani ha dovuto affrontare minacce, attacchi e pressioni continue. Nonostante ciò, ha scelto di affrontare le proprie preoccupazioni all’interno delle istituzioni e di non renderle pubbliche, mettendo l’interesse della Nazionale e del Kosovo davanti al proprio.”

Parole che vanno prese per quello che sono — la versione della difesa del giocatore —, con le eventuali responsabilità tutte da accertare nelle sedi competenti. Sul campo, intanto, Rrahmani resta un perno del Napoli, protagonista anche nella recente vittoria sul Bologna e uomo difficilmente rimpiazzabile in una squadra con un organico corto.

Il precedente di Bucarest e lo scontro con i tifosi

Non è la prima frizione. Aveva già fatto discutere lo scontro tra il difensore e i rappresentanti del gruppo di tifosi kosovari, i “Dardanët”. E resta poco chiara la vicenda di Bucarest, dopo Romania-Kosovo: la gara fu interrotta quando i giocatori kosovari lasciarono il campo per i cori “pro-serbi” — così riferiti dalle cronache — intonati da parte del pubblico rumeno. Alle discussioni prima dello stop presero parte, tra gli altri, Rrahmani, il presidente della FFK Agim Ademi e lo stesso Hodaj. La partita fu poi omologata 3-0 per la Romania: una decisione, quella di non riprendere il gioco, che a conti fatti penalizzò il Kosovo. Secondo i media locali, in quell’occasione ci sarebbero state tensioni nel ritiro, con i giocatori inizialmente diretti verso gli spogliatoi.

Sei giocatori pronti a parlare, e la Nations League alle porte

A rilanciare lo scenario è stato il giornalista kosovaro Bujar Mehmeti, che su X ha collegato la decisione di Rrahmani di allontanarsi dalla Nazionale a presunte minacce da parte di persone vicine ad ambienti della federazione — una ricostruzione, va sottolineato, non confermata e tutta da verificare, sulla quale i diretti interessati non risultano essersi espressi. La stessa fonte sostiene che altri sei giocatori — guidati da Edon Zhegrova, con Muslija, Muric, Rashica, Muriqi e Berisha — starebbero valutando di rendere pubblico del materiale a sostegno delle proprie versioni.

Il tempismo pesa: dal 24 settembre al 4 ottobre il Kosovo giocherà quattro partite di Nations League, e resta da capire se il capitano risponderà alla convocazione. Una gatta da pelare in più anche per il Napoli, che a un difensore così chiede continuità e testa libera dopo un avvio complicato e un’infermeria affollata.