Pirateria audiovisiva, in due anni oscurati 139mila siti e multati 3.359 utenti
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha portato in Parlamento i numeri della stretta italiana sullo streaming illegale: 139mila siti oscurati, oltre 3mila utenti sanzionati, decine di server sequestrati anche all'estero.

Db Torino 22/01/2018 - campionato di calcio serie A / Juventus-Genoa / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: telecamere
La lotta alla pirateria audiovisiva in Italia ha prodotto numeri imponenti. Come riporta Calcio e Finanza, tra il 1° febbraio 2024 e il 31 agosto 2026 sono stati oscurati 139mila siti web legati alla diffusione illegale di contenuti protetti dal diritto d’autore. Il dato è stato riferito alla Camera dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti durante il question time, rispondendo a un’interrogazione della Lega sulle iniziative per rafforzare l’attività della Guardia di Finanza contro lo streaming illegale.
Pirateria audiovisiva: i numeri di Giorgetti alla Camera
Il risultato, ha spiegato il ministro, è frutto del protocollo operativo tra Guardia di Finanza, Agcom e Procura della Repubblica, un coordinamento che ha permesso di intensificare monitoraggio e repressione. Accanto ai siti oscurati, Giorgetti ha snocciolato altre cifre:
“Nel medesimo arco temporale i reparti territoriali del Corpo hanno sanzionato 3.359 utenti che hanno illecitamente fruito di contenuti audiovisivi tutelati dal diritto d’autore, nonché segnalato all’autorità giudiziaria 596 soggetti.”
Numeri che si inseriscono in una partita economica enorme: il pezzotto in Italia vale 2,3 miliardi di fatturato perso e conta circa 20 milioni di utenti. Le prime multe agli spettatori erano già arrivate: la Finanza aveva convocato gli utenti grazie ai pagamenti tracciabili, mentre dal mondo del calcio non mancano gli allarmi, come quando Malagò ha ammesso che l’anti-pirateria va male e che i diritti tv porteranno meno soldi alla Serie A.
L’operazione “Tutto chiaro”
Tra le attività principali, il ministro ha citato l’operazione denominata “Tutto chiaro”, che ha svelato un sistema particolarmente articolato. L’organizzazione, oltre ai canali tradizionali, utilizzava una struttura tecnologica avanzata: gli utenti installavano sui propri dispositivi un’app configurata per collegarsi a un server estero, dove erano custodite le chiavi di decodifica necessarie per accedere ai contenuti protetti.
L’indagine ha portato all’individuazione di 101 soggetti che avrebbero tratto profitto diretto dall’attività illecita e di circa 1.000 fruitori finali. Ricostruiti i flussi finanziari e sequestrati 24 server, due dei quali utilizzati in Francia e Germania.
L’inchiesta sull’IPTV illegale
Giorgetti ha poi ricordato un’altra operazione, dedicata allo smantellamento di un’organizzazione che diffondeva contenuti tramite IPTV. In quel caso sono state individuate oltre 2.200 persone fisiche, clienti di reti IPTV illecite, che avevano acquistato illegalmente servizi per vedere programmi, film ed eventi sportivi protetti dal diritto d’autore. Resta sullo sfondo il nodo di sempre: l’efficacia reale della stretta e i suoi confini giuridici, dopo che una sentenza di Bari ha stabilito che per l’utente finale si tratta di illecito amministrativo, con sanzione da 154 euro, e mentre la Lega rivendica il primato italiano, con De Siervo che accusa le piattaforme americane di non collaborare.