Non è solo calcio, quella del City è una parabola di potere: funzionano come Trump, Musk, Meta o Netanyahu
L'analisi del Guardian: il caso del City è emblematico e va ben oltre un singolo club, un singolo campionato, persino un singolo sport

Manchester City's Spanish manager Pep Guardiola gestures on the touchline during the English FA Cup final football match between Crystal Palace and Manchester City at Wembley stadium in London, on May 17, 2025. (Photo by Glyn KIRK / AFP)
Se poi dal polverone enorme della Premier che sta implodendo appresso al Manchester City si vuole trarre una lezione più generale – perché il calcio e lo sport non sono mai solo calcio e sport – bisogna leggere la firma più brillante del Guardian, Jonathan Liew. Uno abituato ad allargare lo sguardo come pochi.
Una parabola di potere
Liew che “questa è una di quelle storie in cui il profondamente serio e il profondamente banale, l’universale e il provinciale, non sono sempre facili da distinguere. Da una distanza di sicurezza, la notizia che uno dei club di maggior successo del calcio inglese sia stato riconosciuto colpevole di oltre 100 capi d’accusa per irregolarità finanziarie, inclusi pagamenti “fittizi” per un totale di circa 900 milioni di sterline, può sembrare una cosa di poco conto, un groviglio di arcani sportivi che persino i tifosi più accaniti a volte faticano a districarsi. Ma, naturalmente, il caso del City va ben oltre un singolo club, un singolo campionato, persino un singolo sport. Fondamentalmente, è una parabola del potere”.
Per l’editorialista del Guardian “non si tratta semplicemente di una squadra di calcio, ma di un patrimonio culturale amatissimo, la cui maggioranza è detenuta dal miliardario Sheikh Mansour bin Zayed al-Nahyan, vice primo ministro degli Emirati Arabi Uniti e fratello del presidente. Da quando la Premier League ha annunciato le accuse contro il City nel 2023 , il caso è stato discusso non solo a livello dirigenziale, ma anche a livello diplomatico. (…) E forse il punto di partenza logico è osservare quanto sia ridicolo che le relazioni estere di questo paese vengano di fatto negoziate in un tribunale calcistico. Che la transizione del Regno Unito verso le energie pulite dipenda in qualche modo dal fatto che una commissione decida se il contratto da allenatore di Roberto Mancini fosse equo o meno”.

Non riconosco le regole di base della democrazia, altro che sport
“Nel 2024, in una causa separata contro la Premier League, il City cercò di screditare il modello di governance di base della lega, sostenendo che la maggioranza dei due terzi richiesta per l’approvazione delle mozioni rappresentava ” la tirannia della maggioranza “, il che dà una buona idea di cosa pensi Abu Dhabi della democrazia di base”. “A questo punto, è opportuno ricordare che si tratta di una società calcistica a maggioranza di proprietà di un Paese che, secondo i rapporti delle Nazioni Unite, sta violando gli embarghi sulle armi in Sudan e Libia e che, secondo Human Rights Watch, è responsabile di diffusi atti di repressione politica e violazioni dei diritti umani. Dopo anni di retorica bellicosa, velate minacce, azioni legali e velenose indiscrezioni riservate, l’approccio del City sembra consistere, in parte, nel screditare l’idea stessa che qualcuno sia in grado di regolamentarlo”.
Ma il punto è che seguire questa logica “significa essenzialmente sostenere un mondo in cui non esistono limiti legittimi al potere – un mondo in cui si può fare ciò che si vuole, come si vuole, per tutto il tempo che si vuole e per qualsiasi scopo; un mondo in cui le uniche regole del gioco che contano sono il potere e la leva finanziaria; un mondo in cui si preferisce distruggere i propri nemici piuttosto che accettare anche la minima limitazione alla propria libertà d’azione”.
Il calcio è solo un gioco da domare
“Il vertice del calcio inglese è essenzialmente di proprietà di uomini annoiati a cui sono stati dati più soldi di quanti ne possano gestire e più potere di quanto sia mai consigliabile investire in un singolo individuo”.
Insomma Liew dice che ora parliamo di Abu Dhabi ma si potrebbero altrettanto citare “Jeff Bezos, membro di un consorzio che ora possiede quasi il 40% del Liverpool FC . Oppure Meta, o Elon Musk, o Benjamin Netanyahu, o Donald Trump: un’intera classe di uomini che non riconoscono alcuna autorità al di fuori della propria, per i quali politica, affari, sport e cultura sono essenzialmente la stessa sostanza di base: un gioco da domare con ogni mezzo necessario”.
“Questo è il significato più ampio della sentenza sul City. In un mondo in cui l’ONU è indebolita, dove le alleanze transnazionali non sono mai state così fragili, offre una visione alternativa a un mondo sempre più allineato lungo assi di potere e ricchezza. Articola l’idea, ormai superata, che esista un insieme condiviso di valori e regole a cui tutti devono attenersi”.