Il Times: “La Premier sta sacrificando la sua immagine per la giustizia, i proprietari del City vanno spogliati di tutto”

"Il City è il più grande imbroglione della storia del calcio inglese. Mansour non poteva non sapere, e per legge è inadatto a possedere un club in Gran Bretagna"

Il Times: “La Premier sta sacrificando la sua immagine per la giustizia, i proprietari del City vanno spogliati di tutto”

UAE President President Sheikh Mohamed bin Zayed al-Nahyan and Manchester City's Emirati owner Sheikh Mansour bin Zayed al-Nahyan attend the UEFA Champions League final football match between Inter Milan and Manchester City at the Ataturk Olympic Stadium in Istanbul, on June 10, 2023. (Photo by FRANCK FIFE / AFP)

Se il Guardian chiede di buttare fuori il Manchester City dalla Premier, con la stessa inflessibilità il Times sposta l’obiettivo finale della punizione esemplare sul suo proprietario: Abu Dhabi, lo sceicco Mansour, i proprietari. Perché – scrive Owen Slot – “il danno d’immagine è incalcolabile, ma questo è un problema loro. Anche il danno alla storia e all’integrità della Premier League è incalcolabile, ma ora questo è un problema concreto che altri dovranno cercare di contenere”

Il Times invoca il Football Governance Act del 2025, che stabilisce che chi in passato ha aggirato le regole ora può essere considerato non idoneo a possedere un club. Lo dice in maniera non ambigua la Parte 4, Sezione 38 (1). “Ci vorrebbe una bella dose di fantasia per inventare una serie di crimini contro la lega che renderebbero una persona meno adatta a ricoprire il ruolo di proprietario rispetto allo sceicco Mansour. Cos’altro bisogna fare per essere giudicati inadatti?”.

Mansour non poteva non sapere

“Non si tratta di errori contabili. Si tratta di una campagna pianificata e meticolosamente studiata per rubare titoli della Premier League (e non solo). Potremmo quindi trovarci ad approfondire quanto sapesse lo sceicco Mansour. Era semplicemente l’uomo di fiducia che permetteva ai suoi dirigenti di spendere i suoi milioni senza sapere dove sarebbero finiti? È possibile che un proprietario versi 830,69 milioni di sterline di sponsorizzazione al Manchester City tramite una delle sue società, l’Abu Dhabi United Group (ADUG), quando tale società non è effettivamente uno sponsor del Manchester City? Sicuramente sapeva che ADUG non era uno sponsor. È possibile spendere una somma del genere senza sapere cosa si sta facendo?”.

Guardiola manchester city

La Premier si sta sacrificando

“Ora, la Premier League non è certo un’organizzazione che agisce da sola. Tuttavia, si trovava di fronte a un’opzione molto allettante. Avrebbe potuto guardare quei cannoni che le sparavano contro dall’Etihad Stadium e concludere che il City, come Facebook, è un avversario terrificante con un tesoretto altrettanto terrificante, e che una ritirata silenziosa fosse l’opzione più semplice. Avrebbe potuto permettere che lo status quo rimanesse invariato. Non fare domande, non ascoltare bugie: questa è la posizione che si può accusare la Premier League di aver mantenuto in passato. Non ora. La Premier League, ovviamente, è tra i perdenti anche lei. È scesa in campo sapendo che, anche in caso di vittoria, la reputazione del campionato avrebbe subito un danno considerevole. Ma ha ritenuto comunque che la battaglia valesse la pena di essere combattuta”.

“Contro ogni previsione e contro ogni aspettativa, la Premier League ha tenuto duro. Ha smascherato il City come la squadra più scorretta nella storia del calcio inglese, ha rivelato l’entità dei loro imbrogli e, così facendo, ha causato danni incalcolabili alla propria immagine. È quindi lecito chiedersi, ora, se Abu Dhabi sia un proprietario idoneo e appropriato per un club della Premier League. Oppure è giunto il momento di applicare la Parte 4, Sezione 38 (1) del Football Governance Act?”.