Napoli, non è assolutamente il caso di cedere ai drammi né di sfasciare tutto
Un altro Napoli l’avrebbe messa in ghiaccio. Un altro Allegri pure. Ma ci vuole il tempo che ci vuole. È presto, non abbandoniamoci a disfattismi

Ni Napoli 30/08/2026 - campionato di calcio serie A / Napoli-Como / foto Nicola Ianuale/Image Sport nella foto: Massimiliano Allegri
Ua partita bellissima
Il Napoli perde una partita bellissima, di quelle che lasciano l’amaro in bocca e il battito accelerato, e avrebbe, al netto delle clamorose occasioni sprecate, meritato di uscire con un punto. Zambo Anguissa manca il colpo del KO dopo essersene divorati due nel primo tempo; un altro match point se lo divora David Neres. Ma c’è anche da dire, per amore di verità e di pallone, che Meret e il palo hanno tenuto la barca azzurra a galla nel momento di massima tempesta.
Nel primo tempo, Allegri prova a imbrigliare Chivu regalandogli i famosi venti minuti di studio. Poi il Napoli cresce e crea diverse ansie ai nerazzurri. Il primo tempo infatti termina con una strana equazione: loro sono i favoriti sulla carta, ma noi andiamo negli spogliatoi con il rammarico per ciò che poteva essere e non è stato.
Nella ripresa, il karma ci regala la situazione donata a suo tempo al Como: rubiamo palla in pressione e la sblocchiamo con Politano. Poi raddoppiamo con “GioGio” Di Lorenzo, che resta sveglio, recupera una palla non uscita e serve l’assist per Rasmus Hojlund: grandissimo il suo gol. Zero a due.
Un altro Napoli l’avrebbe messa in ghiaccio. Un altro Allegri pure. Quelli bravi parleranno di moduli e lavagne tattiche, ma il modulo c’entra fino a un certo punto. Il Napoli esce sconfitto da Milano perché è corto negli uomini e appare in ritardo di condizione, una stanchezza che si tramuta inesorabilmente in poca lucidità.
L’Inter è più forte, accorcia con Lautaro e poi ci schiaccia, e noi ci lasciamo schiacciare perché non ne abbiamo più di gamba. La pareggia Thuram — che non è certo Pio Esposito — proprio mentre Allegri si porta il lupo in casa passando a cinque dietro e inserendo Badiashile.

Napoli, i numeri bruciano
Sembra finita ma non è così. Nel giro di cinque minuti prima Thuram e poi Neres si divorano due gol clamorosi. Ma nulla a che vedere con quello che sbaglia Zambo ad un centimetro dalla porta sguarnita.
Il tempo di piangere per l’occasione assurda sprecata, e un ennesimo pasticcio difensivo regala la doppietta a un Lautaro graziato. Sì, perché se il nuovo mood arbitrale vivacizza le partite, è anche vero che dopo il giallo l’argentino manda a quel paese Sozza e dopo poco rifila una gomitata a Rafa Marin. Non è il caso di fare polemiche, ma di ricordarlo per dovere di cronaca.
Ma in fin dei conti il pallone non ha una logica cartesiana: il pallone è pancia, e l’Inter ha vinto semplicemente perché ha saputo scartare i regali. È il secondo scontro diretto perso nel giro di sette giorni, con il conto pesante di cinque gol subiti in sole tre partite. Dati che bruciano, certo, ma ci vuole il tempo che ci vuole. Non è assolutamente il caso di cedere ai drammi né di sfasciare tutto: occorre invece la consapevolezza che questa squadra è ancora in piena fase di formazione, in faticosa cerca di un equilibrio e non certo la più attrezzata del lotto. Convinti di questo, senza illusioni ma anche senza disfattismi, non resta che stringersi attorno al gruppo e andare avanti con fiduciosa pazienza.