Napoli a Conte concedeva l’alibi degli infortunati, con Allegri sembra che non esistano
I due pesi e le due misure della piazza. Per Allegri è sempre tutto ricondotto al gioco, in nome dell'inossidabile pregiudizio. Eppure l'emergenza infortuni affligge lui proprio come Conte lo scorso anno

Milan's Italian coach Massimiliano Allegri (L) and Napoli's Italian Head coach Antonio Conte pose for photographers ahead of the Italian Serie A football match SSC Napoli vs AC Milan at the Diego Armando Maradona Stadium on April 6 2026. CARLO HERMANN / AFP
I due pesi e le due misure della piazza
Ci risiamo: si cambia il metro di giudizio a seconda della simpatia di chi siede in panchina. Anche quest’anno l’infermeria di Castel Volturno sembra un reparto di traumatologia in piena emergenza, con uomini chiave ai box e conseguenti scelte obbligate per l’allenatore. Eppure, a fare da sfondo a questo avvio di stagione, si avverte una strana asimmetria nel raccontare le difficoltà della squadra.
La scorsa stagione, quando a sedere su quella stessa panchina c’era Antonio Conte, l’infermeria piena rappresentava l’alibi indiscutibile. La narrazione dominante era chiara, la squadra non poteva esprimersi al meglio perché mancavano le pedine fondamentali e il mister stava facendo veri e propri miracoli con il materiale a disposizione. Oggi in panchina siede Massimiliano Allegri e la percezione della piazza sembra aver subito una netta mutazione. Gli infortuni vengono del tutto ignorati pur di concentrarsi sul solito processo al gioco.
La ragione principale di questo doppio binario risiede senza dubbio nel credito illimitato che Conte si è guadagnato con la vittoria dello Scudetto e della Supercoppa. Il tricolore ha agito come uno scudo protettivo contro ogni critica, elevando il tecnico leccese a nuovo idolo-anti-Adl. Se la sua squadra soffriva, la responsabilità era della rosa corta o degli infortuni. In qualche modo, la piazza scagionava Conte pur guardando gare disastrose sotto il profilo del gioco e del risultato.

Non è che Conte giocasse un calcio alla Guardiola
Con Allegri il discorso cambia radicalmente, appesantito da un pregiudizio ideologico ormai radicato nel racconto calcistico contemporaneo. Il tecnico livornese porta l’etichetta del pragmatista supremo, di colui che basa tutto sulla gestione delle risorse individuali. Di conseguenza, quando gli mancano gli uomini migliori, la critica non gli concede la giustificazione dell’emergenza, ma gli rinfaccia immediatamente la mancanza di uno spartito di gioco alternativo o spettacolare. In pratica, due pesi, due misure. Inoltre, l’ombra del suo passato e della filosofia del “corto muso” suscita da sempre una naturale diffidenza tattica, impedendogli di incassare la stessa empatia concessa al suo predecessore, il quale non era certo la reincarnazione di Guardiola o lo spirito guida di Fabregas.
La realtà del campo, tuttavia, ci dice che i problemi fisici non guardano in faccia alla filosofia di gioco. Valutare il lavoro di Allegri a Napoli senza concedergli lo stesso metro di giudizio accordato a Conte è un evidente errore d’analisi. Se le assenze erano un alibi valido per la passata gestione, devono esserlo a pari titolo per quella attuale, a meno che non si voglia far passare per critica sportiva quello che è soltanto un processo alle intenzioni.