La strana gag di Bergomi e Caressa sullo sponsor oscurato dell’Inter: “Fabio, ci hai fatto caso?”

In telecronaca, l'ex capitano nota l'assenza del marchio nerazzurro al Bernabéu. Nasce uno scambio un po' impacciato che spiega, senza volerlo, un cortocircuito tutto italiano.

La strana gag di Bergomi e Caressa sullo sponsor oscurato dell’Inter: “Fabio, ci hai fatto caso?”

Db Milano 04/07/2023 - presentazione palinsesto Sky Tv / foto Daniele Buffa/Image nella foto: Giuseppe Bergomi

Il caso dello sponsor Inter Betsson è finito anche in telecronaca, durante Real Madrid-Inter di Champions League (vinta 2-1 dalle merengues). Intorno alla mezz’ora, su Sky, Beppe Bergomi ha fatto notare a Fabio Caressa l’assenza del main sponsor sulle maglie nerazzurre — quel ‘Betsson.sport’ che dal 2024 versa nelle casse dei campioni d’Italia circa 30 milioni a stagione, l’accordo più ricco della storia del club — dando vita a un siparietto rivelatore.

Sponsor Inter Betsson: cosa si sono detti Bergomi e Caressa

A rompere il ghiaccio è stato l’ex capitano, con la spiegazione corretta:

“Ci hai fatto caso? Sai perché l’Inter gioca senza sponsor? C’è un Real Decreto spagnolo del 2020 che vieta la presenza di sponsor riconducibili al betting. Qualsiasi squadra che viene a giocare in Spagna con uno sponsor riconducibile al betting non può averlo.”

Ziliani Caressa e Bergomi


nella foto: Giuseppe Bergomi-Fabio Caressa

Tutto giusto, come avevamo spiegato alla vigilia: la UEFA si adegua alla normativa iberica e chi gioca in Spagna deve togliere dalla casacca gli sponsor legati al gioco. A quel punto, però, Caressa — colto un po’ di sorpresa — ha voluto puntualizzare per l’Italia:

“Riconducibile, perché è un sito di sport in realtà, altrimenti anche la nostra Lega l’avrebbe vietato. La regola è chiara in Italia: quello è un sito di news, ma riconducibile per il nome.”

Perché in Italia è legale: il “sito fantoccio” e l’Agcom

Qui sta il cortocircuito. ‘Betsson.sport’ non è realmente un sito “di sport” né “di news”: è un contenitore quasi vuoto, con qualche slogan e la mappa delle squadre sponsorizzate, costruito per reggere formalmente la sponsorizzazione. Il punto è tutto lì: il nome richiama all’istante il bookmaker, ma il sito serve a dimostrare che, tecnicamente, non si sta pubblicizzando quel bookmaker. In Italia questo scarto è consentito; in Spagna no.

A rendere lecita l’operazione è l’interpretazione dell’Agcom: se sull’indirizzo stampato in maglia non compaiono quote, pulsanti per giocare, loghi di bookmaker o inviti a scommettere, e il portale si presenta come semplice “infotainment”, per l’autorità non è pubblicità di giochi con vincite in denaro. Lo aveva detto esplicitamente il commissario Massimiliano Capitanio nel marzo 2024, proprio a proposito dell’Inter: il sito, “finché resta di intrattenimento sportivo”, non rientra nella fattispecie vietata.

Lautaro

 

Il Decreto Dignità e la differenza con la Spagna

Il divieto italiano è nell’articolo 9 del Decreto Dignità: dal 2018 è vietata “qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta” di scommesse con vincite in denaro, e dal 2019 la stretta si estende a sponsorizzazioni e citazioni del marchio. Ma l’Agcom interpreta in modo restrittivo la “pubblicità indiretta”, lasciando spazio a siti-vetrina come quello nerazzurro. La Spagna, invece, con il suo Real Decreto in vigore dal novembre 2020, vieta la sponsorizzazione degli operatori di gioco su maglie e divise a prescindere: non conta se il sito è “di news”, basta che il marchio sia associabile al betting. È esattamente lo scarto racchiuso nella parola usata da Caressa, “riconducibile”: in Spagna quella parola è sufficiente a far sparire il logo dal petto dell’Inter.

In una riga: in Italia il marchio è ammesso perché rimanda a un sito che formalmente non promuove scommesse; in Spagna no, perché lì basta che il nome sia “associabile” al