La luna di miele di Spalletti alla Juve è finita, ed è durata anche molto
La prima sconfitta in campionato impone interrogativi alla proprietà, alla società e allo stesso tecnico. Un idillio lungo per gli standard, ma con poche soddisfazioni. E sullo sfondo, come sempre, c'è l'ombra di Conte.

As Frosinone 23/08/2026 - campionato di calcio serie A / Frosinone-Juventus / foto Antonello Sammarco/Image Sport nella foto: Luciano Spalletti
È ufficiale: la luna di miele di Spalletti alla Juventus è finita. Come scrive il Corriere dello Sport, la prima sconfitta in campionato impone riflessioni a tutti — alla proprietà, alla società e a Luciano Spalletti stesso. Un idillio che pure è durato molto per gli standard bianconeri, ma con davvero poche soddisfazioni, addirittura inferiori a quelle raccolte nella stagione del duo Motta-Tudor.
La luna di miele di Spalletti: un tecnico graziato dai risultati
Il punto di partenza era un progetto. Poi è arrivato il rinnovo contrattuale, il 10 aprile scorso, quando il toscano non aveva ancora centrato l’obiettivo Champions: si era anzi incartato alla penultima contro una Fiorentina già salva, lasciando via libera a Roma e Como. Insomma, ricorda il quotidiano, Spalletti è stato graziato dai risultati come nessuno nel recente passato, visto che la Juventus centrava il quarto posto senza penalizzazioni addirittura dal 2011-12. Un credito enorme, che ora la prima battuta d’arresto rimette in discussione.
Carnevali conferma, ma tra il dire e il fare…
A parole, l’ad Carnevali ha blindato il proprio allenatore:
“Il mio spirito non è quello di cambiare con frequenza gli allenatori, non ci penso assolutamente. Qui dobbiamo programmare, se si cambia non si costruisce niente. Abbiamo creato un gruppo di lavoro molto buono, con Spalletti che è un allenatore straordinario, fra i più bravi che ci sono.”
Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Perché è evidente — sottolinea il Corsport — che Antonio Conte, in qualsiasi condizione di libertà, resterebbe un nome spendibile per la Juve. I tifosi, che “cambiano di accento e di pensiero qual più mal vento”, potrebbero perdonargli sia i due anni all’Inter (come fecero un tempo con Marcello Lippi) sia la scelta di non tornare all’ovile dopo il tricolore di Napoli. Sarebbe, per giunta, una staffetta già vista: proprio in nerazzurro Conte subentrò a Spalletti, vincendo lo scudetto al secondo anno.
Il futuro di Spalletti: no alla Nazionale, occhio alle big
Nel frattempo, lo stesso Spalletti ha deciso di non andare in Nazionale, perché non si vedeva in un progetto strettamente quadriennale, e ha cortesemente rispedito al mittente anche le lusinghe del Fenerbahce. Certo, una chiamata da una big — le voci parlano del Manchester United — cambierebbe le cose; figuriamoci la passione mai sopita per la Juventus, che resta un cortocircuito emotivo sempre pronto a riaccendersi. È lo stesso intreccio che raccontiamo da settimane, dai dubbi sulla tenuta di Spalletti alla Juve alle turbolenze delle panchine. Sfondi lontani da Napoli, che intanto pensa al campo, come nel successo di Allegri raccontato anche nell’analisi tattica di Napoli-Bologna.