“Sembra cantato dai Minions”: la protesta dei tifosi per l’inno della Champions

La UEFA ha posta un video con l'inno per la ripartenza della Champions e c'è stata la rivolta dei tifosi per la nuova versione che risale al 2024

“Sembra cantato dai Minions”: la protesta dei tifosi per l’inno della Champions

The inflatable Cup trophy is seen during the MD-1 Fan Festival - UEFA Champions League Final 2026 at Heroes’ Square ahead the UEFA Champions League Final match between Paris Saint-Germain FC and Arsenal FC at Puskas Arena on May 29, 2026 in Budapest, Hungary (Photo by Giuseppe Maffia/NurPhoto) (Photo by Giuseppe Maffia / NurPhoto / NurPhoto via AFP)

Il ritorno della Champions League ha riacceso una polemica che cova da due anni: l’inno della Champions è cambiato, e i tifosi non l’hanno presa bene. A far riesplodere il caso è stato un video promozionale dell’account ufficiale, diffuso alla vigilia della ripartenza dell’8 settembre, in cui si sente chiaramente la versione in uso dal 2024-25. Melodia e testo sono identici a sempre, ma il “suono” no. E per molti, quel dettaglio è tutt’altro che secondario.

Cosa è cambiato nell’inno della Champions dal 2024

Non si tratta di una nuova composizione. Con il passaggio al format a 36 squadre, la UEFA ha fatto reincidere il brano allo stesso autore originale, Tony Britten, che nel 1992 lo aveva adattato dallo Zadok the Priest di Händel. La nuova registrazione è stata affidata a un’orchestra dedicata e al coro Tenebrae, con un risultato leggermente più veloce, le voci portate in primo piano e alcune parti strumentali alleggerite. In pratica, è cambiato il mix: più coro, meno percussioni. Un ritocco tecnico che però ha spostato l’equilibrio di un pezzo che i tifosi considerano intoccabile.

Le critiche dei tifosi: “suono più leggero e meno solenne”

Il malumore, montato online dopo il post di lunedì, ruota attorno a pochi punti ben precisi. Il primo è tecnico: con meno percussioni e le voci più in evidenza, l’inno risulta a molti meno potente e meno “atmosferico”, con l’entrata in campo che perde la sua carica cerimoniale e il finale meno adrenalinico. Il secondo è più emotivo: diversi tifosi parlano di una versione “più leggera e commerciale, che avrebbe fatto perdere alla competizione parte della sua “aura”.

Sui social le reazioni sono state colorite. In Italia, testate come Il Fatto Quotidiano hanno raccontato i “tifosi in rivolta”, con la battuta più virale a bollare la nuova esecuzione come qualcosa che sembra cantato dai Minions. All’estero non è andata meglio: c’è chi ha implorato “ditemi che è uno scherzo” e chi, a distanza di due anni, continua a chiedere alla UEFA di rimettere la versione originale. La stessa richiesta è tornata a rimbalzare con forza proprio in questi giorni.

Un pezzo di storia: da van Basten a oggi

Il motivo di tanto attaccamento sta nella storia. L’inno risuonò per la prima volta negli stadi il 25 novembre 1992, all’esordio della Coppa nel nuovo format a gironi. Tra gli impianti del debutto ci fu San Siro, teatro di un Milan-Göteborg 4-0 entrato nella leggenda grazie al poker di Marco van Basten. Da allora, in trent’anni di format cambiati e riscritti, quella musica è rimasta uno dei pochissimi punti fermi: non una semplice sigla, ma il segnale che apre le grandi notti europee.

Era davvero necessario?

La UEFA e Britten hanno difeso la scelta parlando di un semplice affinamento tecnico per migliorare la resa sonora. Ma il punto sollevato dai tifosi è un altro: quando un elemento diventa così identitario, anche il più sottile dei ritocchi viene vissuto come un’interferenza superflua su qualcosa che, così com’era, funzionava alla perfezione. In un calcio che cambia format ogni stagione, l’inno era rimasto uno dei rari totem immutabili. E toccarlo, per quanto con delicatezza, è bastato a far storcere il naso a mezza Europa.