Il Napoli non è ancora una squadra di Allegri, non ha interiorizzato il corto muso (e segna poco)

1-1 a Firenze. Gli azzurri si sono fatti riprendere dopo il vantaggio di Gilmour. La squadra è in crescita, ha creato ma è lontana dalla solidità tipica delle squadre del livornese. Il gol resta un problema

Il Napoli non è ancora una squadra di Allegri, non ha interiorizzato il corto muso (e segna poco)

Mp Firenze 20/09/2026 - campionato di calcio serie A / Fiorentina-Napoli / foto Matteo Papini/Image Sport nella foto: Rafa Marin-Mateo Pellegrino

Il Napoli si porta dietro il problema del gol

È il risultato la stella polare e il pareggio 1-1 a Firenze non è quello che ci si aspettava. Sette punti sui quindici a disposizione nelle prime cinque giornate sono indubbiamente pochini. Segnali positivi a Firenze sono comunque arrivati. Il Napoli ha provato a fare la partita, ha creato tanto, ha vinto l’inutile sfida degli X-Goals: 1,45 a 0,94. Ma serve l’instinct killer, il colpo del ko. E manca. Allegri in panchina ha usato il gergo gattusiano (non benissimo): ci manca il veleno. Il dato di fatto è che la vittoria non è arrivata e che si va alla sosta con sei punti di ritardo dalle prime tre in classifica. Il Napoli deve imparare a chiudere le partite. L’alibi delle assenze c’è. Ma a nostro avviso non è solo un problema di assenza. Diremmo più di assimilazione di un modo di intendere il calcio. Il Napoli fa fatica a segnare: problema che si porta dalle due stagioni di Conte e quest’anno non è stato risolto col mercato.

Detto questo, il Napoli è cresciuto e sta crescendo. Ci ha provato fino alla fine. Il nodo è che non è ancora una squadra di Allegri. Non è squadra che può mettere in banca un gol di vantaggio. Il corto muso non rientra ancora nell’identità di questo Napoli. Anche se il gol è stato subito su autorete. Gli azzurri non riescono mai a dare l’impressione di solidità difensiva. Allegri dovrà lavorare molto su questo. La solidità difensiva non si ottiene da un giorno all’altro.

In tutta la partita il Napoli ha sbandato una decina di minuti per tempo. Nel primo tempo, la squadra di Vanoli ha colpito due volte la traversa. La prima volta in maniera un po’ casuale con un contrasto in area tra Rafa Marin che è andato a chiudere su Atta – su splendida imbucata di Mastantuono – e il pallone è carambolato sul montante con Milinkovic ovviamente spettatore. Pochi minuti e Fagioli ha fatto partire un gran destro da fuori: il serbo si è opposto e ha deviato il tiro ancora sul legno superiore.

Sembrava un incontro di boxe senza sosta. Oggi in Serie A accade spesso. E quando è toccato al Napoli picchiare, la squadra di Allegri prima ha colpito il palo con Di Lorenzo e poi su angolo ha segnato su schema che ha liberato Gilmour al tiro in assoluta solitudine: l’altro scozzese ha calciato al volo e ha portato il Napoli in vantaggio.

Nella ripresa una classica squadra di Allegri avrebbe addormentato la partita e quindi l’avrebbe portata a casa. Non è andata così. Allegri ha cambiato molto presto l’attacco: fuori Lang e Hojlund, dentro Neres e Lucca. Il danese più deludente dell’olandese. Nel primo tempo in contropiede avrebbe dovuto servirlo e non l’ha fatto. L’avrebbe mandato in porta.

Il Napoli ha attaccato. Ha creato occasioni. Ma non ha segnato. Lucca si è battuto anche se ha ripetuto l’errore commesso con l’Arsenal all’ultimo minuto: stavolta è stato Lobotka (e non De Bruyne) a mettere una palla nell’ara piccola da spingere in rete ma lui non si è liberato. Poi, due parate di De Gea. Una su Neres e l’altra su colpo di testa ravvicinato di Favasuli (mandato in campo al 73esimo al posto di un buon Politano).
Il Napoli sembra sulla strada giusta ma non è ancora una squadra di Allegri. Questo è il dato.