Il City non è solo un problema inglese, anche la Uefa e gli altri campionati possono chiedere i danni

È un massacro sulla stampa inglese. Il Guardian durissimo: "La Premier va rasa al suolo, fa acqua da tutte le parti come una nave pirata. Rimettiamo in moto la vecchia nave della Super Lega"

Il City non è solo un problema inglese, anche la Uefa e gli altri campionati possono chiedere i danni

Db Manchester (Inghilterra) 18/09/2025 - Champions League / Manchester City-Napoli / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Pep Guardiola

Il processo al Manchester City sta affrontando il grado di giudizio più severo, quello della stampa inglese. Che da giorni ormai va avanti pubblicando centinaia di righe dei suoi migliori editorialisti. È giornalisticamente un massacro. Sul Guardian per esempio (ri)scende in campo Barney Ronay. Il quale allarga il discorso a tutta la Premier League. La tocca piano piano: “Nulla è finito, nulla è concluso. Ma l’unica cosa certa è che questo sarebbe il momento giusto per issare la bandiera del teschio e rimettere in moto la vecchia nave della Super Lega. Forse questa volta ci saranno più persone disposte ad accettare l’offerta”.

Le sette Premier vinte, sono a rischio. Come i sette Tour de France di Lance Armstrong.

La politica è reale, il calcio no

Perché, al di là della punizione che dovrà affrontare il City, scrive il Guardian, “si ha la sensazione che stia finendo un’era. Il decennio più glorioso nella storia dei progetti calcistici nazionali è finito. Vendono parrucche di Pep Guardiola da Woolworths. E noi, a meno di un promesso deus ex machina, non siamo riusciti a tingere tutto di azzurro. Non è mai successo prima. Non ha precedenti”.

“Si ipotizza che i proprietari del City stiano esercitando pressioni politiche, come riportato di recente da Bloomberg, con l’idea che il governo degli Emirati Arabi Uniti desideri proteggere il proprio investimento in cambio della partnership commerciale con il Regno Unito. Non si tratta di una teoria del complotto. È così che funziona il mondo. La politica è reale. Il calcio no. All’estremo opposto, si ipotizza che la Premier League premerà per sanzioni severe al fine di scongiurare una disastrosa ondata di contenziosi interni, azioni legali tra club che rischierebbero di mandare in rovina tutto ciò che abbiamo seguito negli ultimi 15 anni. Certo: verità, fair play, gloria rubata. Ma nessuno pensa al marchio?”.

Haaland in azione in una gara di Premier League

Il Guardian affronta l’unica reazione ufficiale data dal City finora, firmata da al-Mubarak. Lo accusa di tribalismo: “È assolutamente legittimo mettere in discussione le regole esistenti. Forse gli investimenti esterni dovrebbero essere consentiti. Spendere i propri soldi sulla propria proprietà, immettere fondi nel sistema, aggiungere invece di prelevare: questo sembra non solo ragionevole, ma anche lodevole. Come può essere un reato? Questo significa fraintendere deliberatamente l’equazione. Se tutti gli altri rispettano le regole, se l’intera cultura si basa sulla competitività, allora questo non diventa solo inganno e imbroglio deliberato, ma una violazione dell’idea stessa di sport. E, in definitiva, tutto ciò ha un impatto concreto sulla vita delle persone. Non solo sulle speranze e sui sogni, ma anche sul lavoro, sul benessere, sugli obiettivi per cui si lavora tutta la vita. Quante famiglie sono state sradicate, quante vite sono state compromesse, quanti momenti di felicità sono stati cancellati da esiti che avrebbero potuto essere diversi? Questo è lo stato di dissonanza cognitiva descritto nella dichiarazione di al-Mubarak”.

A questo punto facciamo la Super Lega e amen

“Parte del problema è la fretta di demonizzare solo una parte, di vedere semplicemente buoni e cattivi. In realtà, sembra probabile che la sentenza scritta criticherà aspramente la gestione della Premier League. La Premier League è sempre stata fondamentalmente un’agenzia per i diritti televisivi mascherata da organismo di regolamentazione. Finché lo spettacolo continua, beh, lo spettacolo continua”. “Resta un’organizzazione che fa acqua da tutte le parti, come una nave pirata. In qualsiasi scenario sensato, ci sarebbe pressione per una completa revisione di come e perché la Premier League esiste”.

Perché “il calcio inglese incombe come una nube di locuste su tutti gli altri campionati. L’accaparramento di talenti e competenze è estremamente destabilizzante. Come si può reagire, in Germania o in Belgio, al fatto che City e Chelsea abbiano speso insieme più di 3 miliardi di sterline in trasferimenti, una somma che ora appare macchiata, apparentemente immessa sul mercato da qualcosa di diverso da un legittimo progetto sportivo? Ci sarebbero validi motivi per cui la Uefa dovrebbe chiedere un risarcimento, o addirittura ritirare il proprio patrocinio finché questo campionato senza scrupoli non metterà ordine al suo interno. Questo non accadrà, a causa della mancanza di pubblico e di flussi di entrate. Ma la questione è legata agli equilibri di potere, non a un’idea sensata di procedura o di moralità”.