Dele Alli bandito a vita dai supermercati Tesco: “Non posso entrare, da bambino rubavo tutto”

Una confessione a metà tra l'ironia e il dolore. L'ex stella del Tottenham e dell'Inghilterra ha raccontato di avere un divieto a vita d'ingresso nei supermercati Tesco, per dei furti commessi da ragazzino.

Dele Alli bandito a vita dai supermercati Tesco: “Non posso entrare, da bambino rubavo tutto”

Dele Alli of Calcio Como plays during the Italian Serie A football match between AC Milan and Calcio Como at Giuseppe Meazza San Siro stadium in Milan, Italy, on March 15, 2025. (Photo by Tiziano Ballabio/NurPhoto) (Photo by Tiziano Ballabio / NurPhoto / NurPhoto via AFP)

Dele Alli è tornato a far parlare di sé, ma non per il campo. Sul canale Instagram “I’m Just Bait”, il centrocampista inglese ha rivelato di avere un divieto a vita di accesso ai negozi della catena britannica Tesco, dopo essere stato sorpreso a rubare da bambino. Un episodio raccontato con disarmante sincerità, che dice molto del percorso accidentato dell’ex Tottenham.

Dele Alli e il divieto Tesco: l’aneddoto delle Lucozade

La scena, raccontata dallo stesso giocatore, è quasi comica se non fosse amara. Con alcuni compagni, di ritorno verso l’allenamento, il gruppo si ferma a un punto vendita Tesco per prendere qualcosa da bere. Qualcuno chiede a Dele di entrare a prendere delle Lucozade (le note bibite energetiche britanniche). Lui resta in macchina, poi ammette:

“Non posso… sono bandito per sempre.”

Alla domanda sul perché, la risposta è altrettanto diretta: rubava, e in quel negozio lo avevano “beccato”. Nella versione originale, ancora più ruvida: “Perché svaligiavo il posto. Tutto, fratello”. Una franchezza che disarma, e che nasconde un vissuto tutt’altro che leggero.

Da predestinato a svincolato: la parabola (e la parentesi italiana)

Perché dietro la battuta c’è una storia dura. Alli ha parlato apertamente, in passato, di un’infanzia segnata da forti difficoltà e traumi, prima di essere adottato a dodici anni e di trovare nel calcio una via di salvezza. Esploso e consacrato al Tottenham, stella della nazionale inglese, dall’inizio del 2022 la sua carriera è progressivamente andata a rotoli: finito ai margini con Conte, poi Everton, Besiktas e infine l’Italia. La parentesi al Como resta un simbolo di quella spirale: una sola presenza, coincisa con una sciagurata espulsione a San Siro contro il Milan, prima della risoluzione consensuale del contratto nel settembre dello scorso anno.

È il tipo di storia che il calcio conosce bene, quella dei talenti fragili che faticano a reggere il peso delle aspettative — un tema toccato, con altri toni, anche da chi come Balotelli ha vissuto una carriera in bilico tra genio e tormento, o da chi, come Neymar, ammette che “nessun essere umano reggerebbe” certe pressioni.

Il rilancio dal basso: l’invito del Barnet

Oggi Dele, trent’anni compiuti ad aprile, si allena da solo (o con il suo staff) sui campi del Barnet, di cui ha affittato privatamente le strutture. Il club, capolista imbattuto della League Two — la quarta serie inglese — gli ha aperto le porte: il tecnico Dean Brennan ha detto che “sarebbe pazzo a non prenderlo” e che “correrebbe la maratona di Londra” pur di tesserarlo. Per ora non c’è conferma che Alli abbia accettato l’invito ad allenarsi con la squadra, ma la porta è spalancata.

La speranza, sincera, è che presto si torni a parlare di lui per il pallone e non per gli aneddoti del passato. Perché a trent’anni, come insegnano tante seconde vite del calcio, forse non è ancora tutto perduto.