Nell’era dell’AI i giovani riscoprono le carte ed è boom di tornei di briscola
I quindicenni calano il tris e chiamano "carico". La storica Dal Negro di Treviso, a un passo dai cent'anni di vita, vende due milioni e mezzo di mazzi l'anno

Immaginate la scena: un adolescente posa lo smartphone, prende in mano un mazzo di carte da gioco e, invece di scrollare, cala una briscola. Fantascienza? No, mondo reale. Almeno così racconta Francesco Saruggeri amministratore delegato della trevigiana Dal Negro marchio che — parole sue — “attraversa le generazioni, dai nonni ai nipoti”. E i nipoti, pare, abbiano riscoperto burraco e briscola proprio mentre il resto del mondo si perdeva tra algoritmi e notifiche.
Carte da gioco contro lo smartphone: 2,5 milioni di mazzi l’anno
I numeri fanno un certo effetto per un prodotto che qualcuno dava per estinto insieme al gettone del telefono. Dal Negro distribuisce circa due milioni e mezzo di mazzi all’anno a 1.400 clienti, con un tasso di crescita del 2,5% annuo dal 2018 al 2023, e quest’anno punta a chiudere “oltre gli otto milioni e mezzo di euro”. Merito, per assurdo, anche della pandemia:
“Dopo il calo del settore, dal Covid-19 in avanti, i giochi da tavolo sono tornati in voga.”
Chiusi in casa, gli italiani hanno riscoperto che per litigare di gusto non serve un gruppo WhatsApp: basta un compagno di burraco che “non ha capito la chiamata”. All’estero, poi, comandano gli Stati Uniti, con l’azienda presente anche in Francia, Grecia e Nord Europa. E le vendite hanno pure una stagionalità romantica: partono a settembre, esplodono a Natale (perché sotto l’albero, prima o poi, il mazzo arriva a tutti) e regalano un curioso picco a luglio.
Dal 1756 a oggi: la fabbrica che stacca la testa dal telefono
La storia è di quelle che meritano rispetto: origini che risalgono addirittura al 1756, e nel 1928 Teodomiro Dal Negro che rileva la società dando vita al marchio attuale, ormai prossimo ai cent’anni. Un’eredità che passa per macchine di stampa, verniciatura, taglio, fustellatrice e incellofanatrice, e per un’idea molto semplice e molto sovversiva: che i giochi da tavolo, “in maniera inevitabile, staccano la testa dallo smartphone” e la restituiscono a una parola d’ordine, la strategia.
Non a caso, da un paio d’anni l’azienda è entrata nelle scuole con carte, scacchi e giochi da tavolo, ha avviato un progetto con l’università cittadina e ha partecipato a Play — Festival del Gioco di Bologna. Perché, come sintetizza Saruggeri con una frase che è quasi un manifesto:
“La carta è un gioco di piazza.”
Un gioco di piazza che sviluppa logica, memoria e — udite udite — integrazione sociale: quella vera, con le persone sedute intorno allo stesso tavolo. Nel mazzo, ovviamente, non mancano le Napoletane, perché una buona briscola parla tutte le lingue del Paese, e a Napoli pure un po’ meglio.
Il prossimo anno arriva il centenario del marchio, e qualcosa bolle in pentola. Ma sul come, l’ad tiene il punto con l’understatement perfetto di chi il bluff lo conosce bene:
“Presto ci saranno novità. La carta resta coperta, per ora.”
E così, mentre il mondo insegue l’ultimo modello di visore, un pezzo di futuro se ne sta comodamente seduto a un tavolino di legno, aspettando che qualcuno dica: “gioco io”.