La Norvegia vuole abolire il VAR: “Si stava meglio quando si stava peggio”

In Norvegia tifosi e club spingono per cancellare la tecnologia dall'Eliteserien. Palline da tennis in campo, fumogeni, ingressi in ritardo per protesta: la moviola al monitor viene vissuta come il male assoluto, colpevole di tenere le emozioni sospese in un tempo indefinito.

La Norvegia vuole abolire il VAR: “Si stava meglio quando si stava peggio”

Db Milano 28/02/2024 - campionato di calcio serie A / Inter-Atalanta / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: tabellone var

La spinta per abolire il VAR in Norvegia è tornata forte a fine settembre, sull’onda delle proteste dei tifosi che vedono nella tecnologia il nemico numero uno. Come racconta Fanpage, nel massimo campionato — l’Eliteserien, dove il VAR è in vigore dal 2023 — club e sostenitori chiedono di tornare al calcio di prima, quello in cui l’esultanza per un gol non veniva congelata in attesa del verdetto dello schermo.

La contestazione va avanti da tempo e con toni accesi: lanci di palline da tennis e fumogeni in campo, l’abbandono del match tra Rosenborg e Lillestrom nel 2024, tifoserie che entrano allo stadio con un quarto d’ora di ritardo per manifestare il proprio dissenso. Un rifiuto quasi identitario, che riporta a un dibattito che seguiamo da vicino anche in Italia: quello su a chi giova spegnere il Var e sul fatto che il calcio abbia zone grigie che nessuna tecnologia potrà mai cancellare.

Abolire il VAR: cosa era già successo nel 2025

Non è la prima volta. Nel gennaio 2025 i 32 club professionistici di prima e seconda divisione avevano già votato — a maggioranza, 19 a 13 — per chiedere alla Federcalcio norvegese di eliminare il VAR “il prima possibile”. Ma l’assemblea federale del 2 marzo 2025 lo mantenne, con 321 voti contro 129. A pesare, in modo quasi surreale, furono i club dilettantistici e di base: non usano la tecnologia, eppure hanno diritto di voto e sono la maggioranza.


È lo stesso meccanismo che rende la partita apertissima e insieme bloccata: la volontà dei professionisti rischia di essere sovrastata da chi il VAR non lo vede nemmeno.

La fronda del Lillestrom: alleanza con Valerenga e Rosenborg

A rilanciare, in questo settembre, è stato il Lillestrom, dopo una serie di decisioni al monitor contestate. Il club ha un mandato assembleare esplicito e, per bocca del presidente Raymond Gabrielsen, ha spiegato la linea:

“Siamo contrari all’idea stessa alla base del VAR, e riteniamo che la qualità della soluzione attuale non corrisponda a quanto comunicato al momento della sua introduzione. La questione è matura per una nuova valutazione, in cui le società che utilizzano il sistema debbano essere ascoltate.”

Il Lillestrom si è alleato con il Valerenga, anch’esso con mandato per l’abolizione, e ha contattato il Rosenborg, la società più titolata del calcio norvegese, che ha istituito un gruppo di lavoro interno. Altri club, non ancora usciti allo scoperto, valuterebbero di unirsi. L’obiettivo è arrivare con proposte concrete alla prossima assemblea federale.

var ascolti calcio

 

Cosa serve per rimuoverlo (e perché sarebbe un caso unico)

L’organo competente è il Forbundstinget, l’assemblea con 450 club membri. La prossima occasione utile è marzo 2027: se passasse una mozione, il VAR potrebbe sparire dalla stagione 2027. Resta l’ostacolo del 2025, i club di base che seguono l’indirizzo del consiglio federale, finora schierato per mantenere e sviluppare la tecnologia in linea con l’UEFA.

Il dato storico è forte: nessun Paese ha mai introdotto il VAR per poi votarne la rimozione. La Norvegia sarebbe la prima. C’è invece chi non l’ha mai voluto: la Svezia, unica tra le prime 30 nazioni del ranking UEFA a non averlo nell’Allsvenskan, grazie alla regola del 51% delle quote in mano ai soci-tifosi; nell’agosto 2026 l’organizzazione dei club svedesi ha ribadito che “la questione è completamente morta”. Senza VAR nel massimo campionato anche Islanda, Irlanda, Irlanda del Nord, Galles, Montenegro, Far Oer, Lussemburgo e i piccoli stati, oltre al Championship inglese (tranne i playoff). Un tema che, dalle nostre parti, si intreccia con la stagione del modello Orsato e del “meno VAR”, e con la sensazione, già raccontata, che senza le esibizioni al monitor il calcio scorra meglio.