Vuoi vedere che il modello Orsato potrebbe pacificare il Var anche in Europa?
L'analisi del Times sui principali campionati europei. In Premier, in Spagna e Francia ci sono ancora molte polemiche. Va molto meglio dove l'utilizzo del Var è stato ridimensionato, come in Serie A e in Germania

Mp Livorno 22/08/2025 - campionato di calcio Serie C / Livorno-Ternana / foto Matteo Papini/Image Sport nella foto: Daniele Orsato
Vuoi vedere che alla fine la linea Orsato potrebbe pacificare l’eterno dissidio con gli anti-Var del calcio europeo? Visto che in Premier il Var è ancora un incubo di polemiche e resistenze, il Times ha deciso di analizzare lo stato dell’arte anche negli altri campionati. Il risultato, riassumendo moltissimo, è che dove l’interventismo Var è ora molto più condizionato il gioco sta rifiorendo, e le polemiche sono sempre meno. In Italia, appunto. E in Germania.
La pax italiana
Il Times ricorda che “in Serie A il primo rigore della stagione è stato assegnato sabato, durante il pareggio per 1-1 tra Genoa e Frosinone, dopo che il VAR ha rilevato un fallo di mano in area meritevole di revisione. Ci sono volute 32 partite prima di vedere un calcio di rigore: un record per il campionato. Essendo stata tra le prime leghe ad adottare la tecnologia (introdotta nella stagione 2017-18), l’Italia ha visto variare di anno in anno le modalità di applicazione del VAR e l’atteggiamento nei suoi confronti; la scorsa stagione, in particolare, è stata caratterizzata da numerosi errori di rilievo e accese polemiche. Tuttavia, i primi segnali relativi all’applicazione, in questa stagione, di un nuovo approccio al VAR più discreto sono incoraggianti. La lunga attesa prima che il VAR svolgesse un ruolo decisivo in una partita è giunta dopo la decisione di orientare gli arbitri a considerare tale tecnologia come uno strumento da utilizzare esclusivamente in circostanze eccezionali. Anche l’introduzione di nuove regole – già adottate durante i Mondiali per ridurre le perdite di tempo, come i conteggi alla rovescia nelle situazioni di palla inattiva e il rientro ritardato in campo per i giocatori che necessitano di cure – ha contribuito al risultato. Finora la strategia ha funzionato: in questa stagione di Serie A non si sono registrati pareggi a reti bianche né grosse polemiche, e i gol sono arrivati con una media di tre a partita. Che possa durare a lungo”.

In Spagna il problema sono gli arbitri, non la Var
In Spagna, scrive il Times, “l’introduzione del VAR è stata inizialmente molto più lineare rispetto all’Inghilterra, grazie a un utilizzo meno invasivo e limitato principalmente agli errori più gravi. Le polemiche sono certamente aumentate negli ultimi anni, sebbene il dibattito si concentri solitamente più sulle singole decisioni che sull’impatto generale della tecnologia sul gioco. Forse ciò dipende dal fatto che in Spagna c’è, in generale, una minore sensibilità riguardo alle interruzioni tecnologiche che spezzano il ritmo e l’atmosfera della partita, aspetti invece molto apprezzati in Premier League. L’arbitraggio in Spagna è sempre stato più formale e rigoroso. Il ritmo del calcio spagnolo è più lento e ragionato. Anche l’atmosfera è fortemente condizionata dal tifo di casa, con una presenza di tifosi ospiti decisamente ridotta. Di conseguenza, i dibattiti sul VAR riguardano soprattutto la decisione presa e la squadra che ne trae vantaggio, in particolare quando sono coinvolte Barcellona o Real Madrid. (…) La fiducia nell’operato arbitrale in Spagna resta scarsa e il VAR non ha certo migliorato la situazione”.
C’è un Orsato anche in Germania
E se in Francia gli interventi Var avvengono quasi una volta ogni due partite, con una frequenza molto più alta rispetto alla Premier League (0,47 contro 0,275), “la tecnologia in sé non è il problema principale e le preoccupazioni riguardano piuttosto la qualità dell’arbitraggio”. In Germania ecco che si torna all’Italia. “La Federcalcio tedesca ha deciso di alzare la soglia di intervento che determina quando il VAR deve entrare in gioco. “Se fissiamo un limite alto, a volte non c’è alcuna interferenza”, afferma Alex Feuerherdt, portavoce dell’associazione arbitri tedesca. Inoltre, secondo Feuerherdt, i controlli non dovrebbero superare i 60-90 secondi; oltre tale durata, un intervento perderebbe di senso. I dati indicano che il VAR cerca di essere meno invasivo. Nelle prime tre giornate di Bundesliga, gli assistenti video sono intervenuti solo otto volte su 27 partite. In tre occasioni, gli arbitri in campo sono stati chiamati a verificare personalmente potenziali infrazioni sanzionabili, mentre in cinque casi gli assistenti video hanno controllato possibili fuorigioco e la regolarità dei gol.
Sebbene negli ultimi anni in Bundesliga si siano accese discussioni sul VAR e sull’operato degli arbitri, la strategia adottata dall’associazione arbitrale – che prevede interviste post-partita agli arbitri in caso di decisioni controverse – potrebbe dare i suoi frutti, aiutando i tifosi a comprendere meglio il funzionamento del Var”.